Vitorchiano è un paese ‘invisibile’ e il suo perfetto borgo medioevale, tra i monti Cimini e la valle del fiume Vezza, si confonde con le rocce. Sorge su uno sperone circondato su tre lati da fosse e burroni profondi ed è uno dei più spettacolari centri fortificati della Tuscia a nord di Roma.

E’ situato su un altopiano di peperino, una roccia vulcanica che viene dall’antico vulcano Cimino, a strapiombo circondato da due corsi d’acqua che si gettano sul fiume Vezza.

Questa posizione già racconta della sua origine etrusca, infatti questo popolo stabiliva i suoi insediamenti proprio su altopiani alla confluenza di due corsi d’acqua. Siamo nel cuore degli Etruschi e Vitorchiano era attraversato dalla antica via Ferentiensis. Tracce del passato si trovano in alcune piccole necropoli poi utilizzate dai romani e in un tratto di mura nell’area di Corviano.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del nome Vitorchiano all’etrusco Ur, acqua. Da questa parola si sarebbe poi arrivati a Urthia e quindi alla dea della fortuna Northia, che aveva l’acqua come suo elemento primario, da cui i nomi per le città di Norcia, Norchia, ecc..

Vitorchiano ha giocato un ruolo speciale anche nell’arrivo dei romani in questa area nel IV secolo AC, con il console Romano Fabio Rulliano, quando un messo di nome Marzio corse tutta la notte fino a Roma per avvisare dell’attacco degli Etruschi e i loro alleati Umbri. Marzio aveva una spina conficcata in un piede ma nonostante il dolore arrivò in tempo ad avvisare Roma prima di morire. Una sua statua celebrativa, lo ‘Spinario’, è nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio.

Dopo la caduta dell’impero Romano, questo territorio è stato attraversato da barbari e ed è citato in un documento del 757 di re Desiderio dei Longobardi. Siamo nel periodo dell’incastellamento, quando le popolazioni si rifugiavano in centri fortificati in collina o in abitazioni rupestri nei boschi.

Vitorchiano conserva perfettamente le sue mura medioevali con le torri merlate mentre nei boschi attorno al paese si possono trovare antichi centri abitati con abitazioni scavate nelle rocce, magari attorno ad un piccolo castello come a Corviano.

Tutta l’area della Tuscia è stata poi donata al Papa dall’imperatore Carlo Magno e nel medioevo ha poi visto molte lotte fra comuni, soprattutto contro Viterbo.

Il paese è legato a Roma in modo originale perché fornisce gli uomini per la Guardia Capitolina proprio per il suo aiuto nella sottomissione di Viterbo agli inizi del Duecento. I Vitorchianesi fecero atto solenne e formale di sottomissione a Roma e il Senato Romano dichiarò Vitorchiano “Terra Fedelissima all’Urbe” e le riconobbe una serie di privilegi dichiarandola ‘castello e parte di Roma’ (Sum Vitorclanum castrum membrumque romanum).

Questo è il motivo per cui girando per le vie del paese si può vedere spesso la scritta SPQR (Senato e il popolo romano) che si ritrova anche nello stemma di Vitorchiano.

Il privilegio più importante fu rappresentato dall’onore di fornire gli uomini per la guardia capitolina, chiamati proprio “Fedeli di Vitorchiano”. Questo privilegio è stato costantemente esercitato dal 1267 fino ai nostri giorni. Ancora oggi, nelle manifestazioni ufficiali, è possibile ammirare la Guardia del Campidoglio nei costumi che, secondo la tradizione, furono disegnati da Michelangelo Buonarroti.

Nel borgo sono state girate alcune scene del film “L’armata Brancaleone” con il mitico Vittorio Gassman, il film è del 1966 e fu diretto da Mario Monicelli.

Oggi Vitorchiano è uno dei centri di estrazione del peperino che viene esportato nel mondo e il borgo molto amato dai turisti, dai pasticceri per le sue pregiate nocciole e dai ricercatori di delizie enogastronomiche.

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