Popolato da poco più di 2100 abitanti, Fumone è tra i comuni più affascinanti della Ciociaria.

Arroccato a 783 metri s.l.m. su un monte isolato di forma conica, si dischiude magicamente alla vista del visitatore che riesce a scrutarne i tratti già in lontananza, con il centro storico che fa da corona alla vetta incastonata tra l’azzurro dei monti Ernici e dei Lepini.

Fu una simile vista ad ispirare lo scrittore Curzio Malaparte, nella prima metà del Novecento, che lo definì Olimpo di Ciociaria.

Le origini di Fumone sfumano nella leggenda: si è creduto, erroneamente, che essa fosse l’antica antenna degli Ernici, il favoloso rifugio di Tarquinio il Superbo in fuga da Roma mentre, più probabilmente, quella denominazione “Antenna” (C. Plinii Secundi Historiae mundi libri XXXVII, Volume 1) si riferiva ad una città diversa dall’attuale Fumone.

La posizione geograficamente favorevole fu di certo sfruttata dagli Ernici prima e dai Romani poi: tra la valle del Cosa e quella del Sacco, Fumone domina la valle circostante costellata di città storicamente importanti.

Il nome stesso, Fumone, deriva dalla pratica militare usata nel Medioevo a scopo difensivo di alzare una densa colonna di fumo per segnale l’arrivo imminente di un pericolo. Il segnale veniva ripreso e trasmesso dalle fortezze del territorio circostante fino a Roma che, in questo modo, veniva avvisata tempestivamente.

Da tale usanza deriva anche il detto “cum Fumo fumat, tota Campania tremat” (quando Fumone fuma, tutta la Campagna trema), dove Campania era l’antico nome della regione interna dell’attuale basso Lazio.

Ancora oggi si accede al paese attraverso due ingressi: Porta Romana, che era e rimane tuttora il principale, e Porta Napoletana, che invece rappresentava un’uscita di sicurezza. Fumone ha una doppia cinta muraria costruita direttamente sulla roccia.

L’edificio più rilevante del centro storico è il Castello menzionato per la prima volta in un documento del X secolo ma probabilmente risalente a un periodo precedente durante il quale aveva avuto modo di consolidare la propria fama.

E’ in questo periodo che in Italia si formano i borghi medioevali quando le persone si rifugiano in alture fortificate per sfuggire alle invasioni barbariche e dei saraceni.

Per la sua posizione strategica, Fumone rimase di proprietà e controllo del Patrimonium Sancti Petri, e come tale sottoposto a un regime particolare fino al XVI secolo. Il castello è stato un presidio militare prima, poi una prigione pontificia, e venne infine acquistato dalla famiglia Longhi, ai cui discendenti tuttora appartiene.

Gli Statuta del Comune di Fumone risalgono al 1536, un insieme di provvedimenti che regolava la vita cittadina quando l’antica fortezza era ormai un borgo ed era abitata da famiglie di contadini e artigiani.

Oggi Fumone rappresenta un caso straordinario di conservazione delle strutture medievali: l’antico perimetro originario dell’abitato, nettamente individuato dal brusco cambiamento di quota, contiene senza interruzione gli edifici sviluppatisi in funzione della rocca vera e propria.

Percorrendo con il naso all’insù le viuzze del centro storico, tutte disposte a raggiera che si incrociano con le vie parallele corrispondenti grossomodo ai due giri di mura, si scoprono case-mura, torri, bifore, resti di una cucina medievale che un crollo ha denudato in via Cavone, un robusto portico in via Torricelle, le tracce di mura poligonali in piazza di Porta Romana e lungo via della Croce.

Fumone offre dunque una valida proposta per chiunque voglia trascorrere un fine settimana rilassante concedendo l’opportunità di programmare un itinerario alla scoperta delle vicine città ciociare.

Per quelli che vogliono sperimentare una tradizionale cucina ciociara ascoltando musica popolare, è essenziale l’esperienza della Taverna del Barone, vicino la porta di ingresso del borgo. Ma non è certamente l’unica esperienza culinaria che Fumone offre.

(Elisa Potenziani)

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