Giuliano di Roma si trova fra la valle del Sacco e quella dell’Amaseno su un poggio panoramico ai piedi del Monte Siserno, nel Monti Ausoni, che arriva a quota 789 metri. Il territorio è di origine carsica e rivela sorprese come piccole sorgenti che hanno favorito la pastorizia.

Piccoli reperti di frecce fanno pensare che tutta l’area fosse abitata sin dalla preistoria ma senza insediamenti. La sua posizione lo rendeva un punto di passaggio fra l’entroterra e le aree costiere con Priverno e Terracina attraverso la via Marittima. Per questo durante il periodo romano vi vennero edificate due ville rustiche dove si coltivava la terra e si allevava il bestiame per i centri vicini.

La caduta dell’impero romano porta ad un crollo dei sistemi socio-economici e le popolazioni nelle valli, impaurite dall’arrivo dei barbari, si rifugiano nelle alture attorno a torri e piccoli castra fortificati.

Il suo nome deriva proprio dal medioevale Castrum luliani il castello attorno al quale si è formato il borgo medioevale documentato nel 1125 nelle pagine della “Cronaca” dell’Abbazia di Fossanova quando si narra di papa Onorio II che con il suo esercito aveva attaccato e dato fuoco a Julianum e ad altri castra vicini.

Questi scritti sono chiamati anche Annales Ceccanenses che sono di autore incerto ma si riferiscono alla storia della famiglia dei Conti di Ceccano che sono stati feudatari dall’XI secolo.

Per la sua posizione lungo un asse viario strategico, nel periodo della lotta fra papato e impero, il paese è stato oggetto di numerosi saccheggi per i continui passaggi di truppe nella zona.

I signori di Ceccano erano in opposizione al papato e per un periodo sono stati così potenti che la loro famiglia ha scritto pagine di storia e loro contea era fra le più ricche in Europa. Dopo il giuramento di fedeltà al papa dei Conti di Ceccano, Giuliano fu attaccata e saccheggiata da Federico Barbarossa nel 1165 e poi dalle truppe di Guglielmo I re di Sicilia che la riportarono sotto il controllo della chiesa.

Vi hanno sostato personaggi illustri come Innocenzo III per il quale nel 1208 il Conte Giovanni da Ceccano allestì un ricchissimo convitto e organizzò una giostra. È stato proprio papa Innocenzo III, che aveva legami con i Conti di Ceccano, a restituire il feudo di Giuliano a questa famiglia.

Per qualche secolo la posizione di Giuliano di Roma gli ha conferito un ruolo importante negli equilibri geopolitici perché era l’accesso all’area costiera passando da Priverno, Terracina per arrivare poi a Gaeta, ed evitando la via Appia che dopo la caduta dell’impero romano si era impaludata e non era più praticabile.

Il paese è stato governato da diverse famiglie: i de Ceccano fino al Trecento, poi i Caetani e infine i Colonna. Il passaggio fra i Caetani e i Colonna è avvenuto grazie ad un matrimonio e ad una lotta legale.

Un insolito indice delle lotte medioevali si ha nel 1420 quando il feudo di Giuliano era scomparso da un testamento e tornò a Sveva Caetani in Colonna grazie al tribunale della Camera Apostolica. Il feudo è poi rimasto alla famiglia Colonna fino all’unità d’Italia a parte una parentesi dovuta a papa Alessandro VI Borgia, papa Paolo III Farnese e papa Paolo IV Carafa.

Alla fine del Settecento arriva l’esercito francese con la Repubblica di Roma e la leva obbligatoria che spinge i giovani al brigantaggio e i briganti, come Luigi Masocco e Giovanni Rita, che facevano parte della banda di Antonio Gasbarrone, sono stati appoggiati dalla popolazione.

Molti giulianesi iniziarono ad emigrare dai primi anni del Novecento e subito dopo il distruttivo terremoto della Marsica del 1915 e l’entrata nella I guerra Mondiale. Giuliano subì notevoli distruzioni durante la seconda guerra mondiale perché vi si combatté una breve ma intensa battaglia.

 

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