Piglio si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra e le sue origini risalgono agli Ernici di cui si conservano pochi resti ma molte leggende.

Nel II secolo AC il territorio fu conquistato dai Romani che vi stabilirono molte ville nella parte bassa della valle, dove fu combattuta la Seconda Guerra Punica, l’aspra battaglia fra i Romani e l’esercito di Annibale.

Dopo la caduta dell’impero romano, la popolazione cercò rifugio in un Castrum su uno sperone del monte.

Il nome Castrum Pileum compare ufficialmente nel 1088 in una bolla di papa Urbano II e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l’elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.

La storia di Piglio è collegata con quella di Federico II di Svevia grazie ad uno dei suoi figli illegittimi, Corrado d’Antiochia, che governò il paese.

Nei secoli Piglio è passato sotto il controllo dei Caetani, di Corrado d’Antiochia, dei Colonna, degli Orsini, dei Borgia e infine dei di nuovo dei Colonna.

Nel 1656 la popolazione venne decimata dalla peste, che, secondo la leggenda, fu arrestata dalla miracolosa immagine della “Madonna delle Rose”. La ricorrenza viene ancora oggi festeggiata ogni anno il 30 ottobre.

Il paese è stata distrutto due volte: fu incendiato dai soldati francesi dell’esercito di Napoleone e bombardato dagli alleati durante la seconda guerra mondiale.

Il centro del paese conserva la sua struttura a spina di pesce e le stesse abitazioni costruite sui bordi della collina in forte pendio avevano funzioni difensive, in assenza di mure di cinta.

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