La storia di Roccasecca è profondamente legata alla sua posizione geografica all’ingresso di due gole che danno accesso alla Val Comino e sovrastata dal monte Asprano che permette di controllare la Valle del Liri. Il suo nome è legato alla mancanza di acqua sul monte e quindi sul castello (rocca).
Roccasecca è per secoli solo un comodo punto di passaggio per gli eserciti che passavano sui tre ponti romani sul fiume Melfa.
Dopo la caduta dell’impero romano, questi territori per un certo periodo appartengono al Ducato di Benevento che era un regno dei Longobardi e occupava l’Italia centro meridionale ad esclusione delle estremità della Calabria e della Puglia. Il ducato si era poi trasformato in un Principato diviso a sua volta in ducati e gastaldati per amministrare l’intero territorio. Roccasecca faceva parte del Gastaldato di Aquino con il primo titolo nobiliare dato a Rodiperto nel 887 direttamente dal principe longobardo Adenolfo. Questi territori, come anche la prima rocca a Montecassino, erano tutti a difesa dei Saraceni che arrivavano dal mare e cercavano di penetrare nell’entroterra.

Quando nel 986 viene nominato l’abate Mansone a capo dell’Abbazia di Montecassino, si fece donare tutto Monte Sant’Angelo in Asprano dai Principi di Capua ed iniziò la costruzione del castello di Roccasecca.
Dopo il mille ai Longobardi subentrano i Normanni e in questo periodo a Roccasecca si combattono aspre dispute fra i signori locali e il castello è il posto di frontiera dell’abbazia per il controllo del territorio. Nel frattempo nasce il borgo e quindi una comunità.

Uno dei protagonisti è San Tommaso d’Aquino che qui aveva il suo castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 a difesa del vicino monastero di Montecasssino. Intorno al 1157, l’abate di Montecassino mette a capo della rocca fortificata un ramo collaterale della famiglia degli D’Aquino, che regnerà per secoli sul paese. Da questo ramo nasce San Tommaso D’Aquino.

Un momento di fortuna della famiglia lo si ha grazie a Federico II di Svevia.
Dal 1550 gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri.
Dalla fine del Seicento Roccasecca, come tutta l’Italia meridionale, finisce sotto il dominio degli spagnoli e la vita del paese per due secoli è alquanto grama.

Dopo l’Unità d’Italia molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o all’estero. Durante la seconda guerra mondiale, Roccasecca è scelta per la sua posizione, per la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come quartier generale del XIV Panzerkorps.
Roccasecca subisce durissimi e continui bombardamenti da parte degli Alleati.
Oggi è una città cha ha passato la fase dell’industria di massa ed è tornata ad una dimensione turistica-culturale e alla valorizzazione del suo immenso patrimonio.

 

 

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