Conad è forse la catena di distribuzione più frizzante e positiva presente nel mercato, sia nei suoi risultati che nella relazione che stabilisce con i clienti. Non è un caso che quindi abbia commissionato una ricerca al Censis per capire l’umore e le prospettive degli italiani.

La ricerca va letta approfonditamente per comprendere alcune dinamiche, una cosa è certa: i giovani lasciano l’Italia perché non vedono prospettive per realizzare i loro sogni. Forse non riescono neanche a sognare.

Stiamo diventando un paese sempre più vecchio, e non è bello da genitori vedere i propri figli andare in un altro paese ed avere la quasi certezza che non ritorneranno.

Possiamo invertire questo processo?

Forse. Ma se non prendiamo coscienza delle dinamiche interne alla società non possiamo immaginare che costruire una alternativa. Forse senza studiare non possiamo essere in grado neanche di immaginare una alternativa.

La consapevolezza dei nostri limiti e un po’ di studio professionalizzante (ma anche introspettivo) sono sicuramente i primi passi da compiere per restituire i sogni ai nostri figli e la certezza che li possono realizzare anche in Italia se si impegnano.

Questi sono alcuni passaggi finali estratti direttamente dal rapporto:

“L’autonomia dei soggetti è un valore

Decisivo in questa fase è il ruolo autonomo dei soggetti economici e sociali, che hanno nello sviluppo la propria ragione di esistenza e riproduzione e che sono naturalmente portatori di narrazioni sociali e culturali alternative a quelle del rancore.

Al mito antico dell’alleanza dei produttori, occorre oggi sostituire quello della convergenza e condivisione di obiettivi e pratiche dei soggetti che fanno dello sviluppo la loro priorità: l’autonomia e la collaborazione di tali soggetti sono oggi un valore decisivo per la nostra società.

Così è importante valorizzare, promuovere, tutelare i soggetti economici e sociali che sono attivi e che hanno bisogno di un clima favorevole alla libertà individuale e di scelta e di una buona relazionalità sociale.

……..

Diventa decisivo in questa fase rendere evidente e potente il nesso tra ‘immaginario del noi’ e sviluppo, come alternativa globale all’immaginario dell’io egoista’ come volano di decrescita e stagnazione.

……..

Sognare vuol dire forzare l’orizzonte, andare oltre il puro rifiuto di qualcosa (dagli esiti della globalizzazione al cambiamento del quotidiano), pensare in grande avendo come riferimento preciso di un immaginario dello sviluppo la libertà individuale, che è il più potente motore per migliorarsi e, oggi, per generare responsabilità sociale diffusa, che crea legami, valore sociale, cultura collettiva: in fondo è quello che gli italiani hanno da tempo cominciato a fare nei nuovi consumi, premiando quelli che fanno bene alle persone, alle comunità, all’ambiente.”

La parte che più ci ha colpito delle sue conclusioni è quella che sentiamo più vicina al nostro modo di lavorare, ma soprattutto all’impegno che da anni mettiamo nella promozione dei territori e nella formazione delle imprese e dei bambini.

“Occorre mettere al centro non tutto quello che divide le persone, piuttosto il grande filo che può unire: l’aspirazione a migliorarsi, a crescere, la percezione che si possa accedere ad una condizione migliore”.

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