Area archeologica di Vulci

Vulci è stata una delle più importanti città Etrusche eppoi Romane. Nelle sue necropoli sono stati trovati notevoli reperti di ceramica e di pittura.

La città era importante per i commerci marittimi, per l’artigianato e per l’agricoltura, era già attiva nell’VIII secolo AC.

Nel VI secolo AC l’artigianato locale, con l’influenza di manodopera greca, produsse ceramiche, sculture, bronzi, di ottima qualità che raggiunsero i mercati di tutto il Mediterraneo.

Dopo la crisi del V secolo AC, la ripresa portò alla costruzione di nuove opere pubbliche e di un tempio ritrovato nell’area urbana.

Nella seconda metà del IV secolo AC Vulci iniziò la rivalità con Roma e le lotte si conclusero nel 280 AC quando cedette a Roma gran parte dei propri territori e tutta la fascia costiera. La città decadde rapidamente fino a scomparire del tutto.

Tra i resti delle fasi etrusca e romana sono da segnalare la cinta muraria, le porte di accesso alla città e il “Tempio Grande” originariamente di età tardo-arcaica, con basamento in blocchi di tufo rivestito da blocchi modanati. La vita del santuario si conclude intorno alla fine del IV secolo DC quando l’editto di Teodosio del 380 proibisce i culti pagani.

Di fronte al tempio si trovava un edificio termale e una basilica tardo romana.

Lungo il “decumano massimo”, la principale strada basolata che attraversa la città, si trovano diverse Domus realizzate tra la fine del II e gli inizi del I secolo AC.

In età tardo-antica una parte divenne una villa rustica eppoi abbandonato del tutto.

 

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