Castro dei Volsci si trova su uno sperone roccioso dei Monti Ausoni, che si affaccia sulla ricca pianura del fiume Sacco, con una vista che spazia in tutta l’area a sud di Frosinone. Le sue origini si ritrovano nelle mura megalitiche a Monte Nero probabilmente risalenti ai Volsci ai quali si collega con il nome e con la leggenda della regina Camilla.

L’episodio è raccontato anche nell’Eneide e si riferisce alla fuga del re Metabo e di sua figlia Camilla da Priverno. I due vennero a stabilirsi proprio qui a castro e Camilla crebbe nelle montagne come una guerriera.

Quando i romani sconfissero i Volsci si stabilirono nelle zone pianeggianti dove costruirono alcune ville rustiche, una delle quali fa parte di un grande impianto termale nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. In questa villa si dice che abbia soggiornato anche Nerone nei suoi spostamenti fra Napoli e Roma.

All’epoca delle invasioni barbariche, le popolazioni tornarono nelle parti alte e si rifugiarono in un castro, ossia un castello militare fortificato che aveva funzioni di vedetta e difensive. Per la sua posizione strategica di controllo di una vasta area, Castro dei Volsci entrò sotto il controllo diretto dello Stato Pontificio che, nei momenti di tensione tra papato e impero, nominava direttamente i capi della guarnigione.

Nel 1165 Castro fu conquistato dalle truppe del Barbarossa. Nel 1412 fu dato in affidamento alla famiglia dei Colonna che emanarono lo statuto del comune. Il legame fra Castro e i Colonna fu molto sentito e le loro storie sono intrecciate. I Colonna possedevano circa mille e cento ettari di terreno, la rocca, il mulino sul fiume Sacco e diverse regalie.

Nel 1795, furono approntate riforme agrarie e in epoca napoleonica il paese subì numerosi cambiamenti.

Castro era l’ultimo paese dello Stato Pontificio a confine con il Regno Borbonico e negli anni sono nate molte storie. La presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne uno dei centri delle bande assieme a Sonnino e Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve nel 1870, dopo l’Unità d’Italia, con la presenza di bande filoborboniche.

Castro fa parte del gruppo dei ‘Borghi più Belli d’Italia’ e il suo belvedere con il monumento alla Mamma Ciociara è uno dei simboli della Ciociaria. È famoso per il suo particolare presepe vivente che coinvolge tutto il paese in una rappresentazione della vita dell’800 e per le feste popolari allietate dal ballo del salterello.

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