3 mosse per favorire il turismo culturale

Con poche mosse si può favorire il turismo culturale come sistema per mantenere la sostenibilità sociale dei piccoli territori ma anche di tutti i luoghi fuori dai circuiti di massa.

Cosa fare?

I dati parlano chiaro, da un lato i piccoli comuni perdono i giovani che vanno a cercare fortuna in altre parti del mondo e dall’altra persone da tutto il mondo che vogliono venire a provare il lifestyle dei nostri piccoli comuni.

Sembra una situazione senza soluzione in cui domanda e offerta non si incontrano e chi perde sono i piccoli comuni e i loro residenti.

I dati del ministero parlano chiaro e i dati dei turisti in Italia dimostrano una lieve flessione delle presenze nelle grandi città e un aumento della permanenza in piccoli borghi, agriturismo e altre soluzioni recettive non tradizionali. Anche perché è difficile trovare alberghi nei piccoli borghi dove si stanno invece sperimentando proposte come l’albergo diffuso che può essere gestito sia da privati che da pubblici.

Come fare?

La situazione non può essere cambiata in un giorno ma se si percorrono i giusti passi si può invertire il processo di abbandono e iniziare a far arrivare turisti in ogni angolo della nostra penisola.

Primo passo

Il primo passo è la consapevolezza di quali sono le potenzialità di un territorio con una classificazione del patrimonio materiale e immateriale. La logica è un po’ la stessa che ha seguito l’Unesco con i suoi due programmi ‘Patrimonio dell’Umanità’ per i monumenti e ‘Tesori dell’Umanità’ per le persone e i beni immateriali. Ricordo che la pizza dei pizzaioli napoletani è patrimonio dell’Unesco.

Secondo passo

Questa classificazione deve poi essere sentita come un ‘bene comune’ dai giovani residenti che devono immaginare di poter costruire imprese attorno alla valorizzazione di questi beni. La gestione di un palazzo, di un parco ma anche la creazione di un festival musicale, di un teatro fra i monumenti, di un cammino e infine le più classiche sagre enogastronomiche dove, però, deve prevalere la cultura del vino e del cibo.

Per fare questa operazione in tempi abbastanza brevi riuscendo ad arrivare a più generazioni contemporaneamente si deve passare attraverso le scuole elementari e medie (in questo modo si prendono i giovani ma anche i genitori e i nonni) e favorendo la nascita e lo sviluppo di associazioni locali per arrivare anche alla generazione di medio che non ha ancora messo su famiglia.

Questa seconda fase si conclude con l’organizzazione di eventi e di esperienze. Una sorta di piccoli pacchetti turistici della durata variabile: da un’ora a due o più giorni. Il vero segreto del successo è l’amore. L’unicità di una esperienza che vive un turista è data dalla entità delle emozioni che riceve e queste hanno una forte componente umana.

Ho visto personalmente casi di agriturismo sempre pieni e in over-booking grazie alla estrema gentilezza dei gestori che si è trasmessa sul web e sui social.

Terzo passo

A questo punto la parola è comunicazione, comunicazione, comunicazione. Uno degli errori più comuni è che le piccole imprese considerano la comunicazione un costo e non un investimento e questo tarpa loro le ali.

È chiaro che con il polverizzarsi della reputazione delle grandi testate il web si è popolato di molti blogger, influencer e associazioni ed è difficile capire quale sia la scelta che possa portare al massimo ritorno dell’investimento.

È anche vero che il web è sempre più costoso e se da una parte la tecnologia ha ora prezzi molto accessibili (si può fare un sito con poche centinaia di euro), i contenuti sono sempre diventati più importanti. Una scrittura web di edu-tainment (contemporaneamente informazione ed intrattenimento) richiede esperienza, capacità di elaborazione di informazione e soprattutto la conoscenza di almeno due lingue e la capacità di relazionarsi e comunicare con altre culture.

Conclusioni

In generale è consigliabile seguire una strada con un doppio livello. Da una parte entrare in portali in cui le esperienze e le offerte turistiche vengano messe in evidenza e vendute con una percentuale trattenuta dal portale. Dall’altra farsi preparare dei contenuti in almeno due lingue che possano costruire la reputazione del soggetto proponente.

Facciamo un esempio concreto e mettiamoci dalla parte del viaggiatore che ha molti siti che gli offrono esperienze, viaggi e altro. Come può capire quale sia il soggetto proponente che soddisfa le sue attese? Va a cercare sul web la sua reputazione: una descrizione della persona, dell’attività del paese e di quello che offre l’area intorno.

Portali di questo tipo ne stanno nascendo ma richiedono lunghi tempi di preparazione dei contenuti e del loro caricamento secondo le logiche SEO. Se non si ha un proprio sito web in lingua inglese o se si vuole raggiungere un vasto pubblico conviene affidarsi a portali che vendono servizi ma anche a portali che offrano reputazione come discoverplaces.travel.