Sapete che l’arte di tutte le epoche ha rappresentato graficamente la morte usando scheletri e teschi, proprio i simboli della festa più macabra dell’anno, Halloween? La notte più terrificante è alle porte!

Halloween è una festività anglosassone legata al Capodanno Celtico Samhain, parola gaelica che significa “fine dell’estate”, e indicava la conclusione della stagione dei raccolti e l’inizio dell’inverno. Per i Celti era un momento di festa vissuto, allo stesso tempo, con una grande paura della morte. Per questo motivo erano soliti celebrare riti propiziatori e falò indossando maschere grottesche e pelli di animale per spaventare gli spiriti.

Il tema della morte è un grande punto interrogativo che fin dalla Preistoria ha coinvolto l’umanità e che, per diversi motivi, l’umanità ha voluto rappresentare in varie forme d’arte. Dalla Preistoria, passando per il Medioevo e il Rinascimento fino all’Arte Contemporanea, molti artisti ne sono stati affascinati componendo bellissime opere piene di significato artistico e culturale.

Il carattere di immediatezza della Morte, il suo manifestarsi improvviso, e l’impotenza dell’uomo ha spinto gli uomini a cercare risposte nella Religione e nel culto della vita dopo la morte. Incredibile quello che si trova nelle tombe Etrusche o nelle Piramidi Egizie, oppure alla rappresentazione grafica delle divinità che accompagnavano le anime nell’Aldilà.

Nel Medioevo, invece, per far conoscere e diffondere la dottrina cristiana alle masse povere e analfabete vennero commissionati molti cicli di affreschi. Quale modo migliore per comunicare con il popolo analfabeta, se non attraverso le immagini? Dalle scene bibliche e dagli immagini dei Santi si potevano apprendere le buone condotte e fuggire alle tentazioni del peccato. Come le predicazioni, l’arte rappresentava un monito ben rappresentato dalla frase “ricordati che devi morire!” (memento mori).

Dapprima il tema del “trionfo della morte” era connesso a quello del Giudizio Universale, correlato alla rappresentazione del Paradiso e dell’Inferno. Nel tardo Medioevo invece assume una dimensione desolata, in cui la Morte decima “gratuitamente” la popolazione (è il periodo della peste) e si traduce in una visione fantasiosa di una tremenda esperienza collettiva.

I simboli sono scheletri armati di falce che decimano Re, Papi e gente comune allo stesso modo, e teschi, immagini della caducità fisica dell’uomo e della dimensione terrena dell’esistenza che cessa con la morte. Tra gli esempi illustri: il “Trionfo della Morte” del Buffalmacco a Pisa, lo stesso tema presso il Palazzo Abetellis di Palermo, e “La signora del mondo” all’Oratorio dei Disciplini a Clusone (Bergamo).

Per il Rinascimento basti l’esempio del San Girolamo di Caravaggio (1605-1606), opera commissionata dal cardinale Scipione Borghese oggi conservata nella Galleria Borghese di Roma. San Girolamo viene raffigurato mentre traduce la Bibbia dall’ebraico al latino, soggetto molto promosso nell’epoca della Controriforma. Vi sono pochi elementi, e ognuno ha un proprio significato simbolico.

Tra questi, il teschio posato sui libri del Santo: è il simbolo della caducità dell’uomo che posa sul sapere, che invece è eterno. E’ anche il simbolo delle frivolezze umane che dopo la morte non esisteranno più, quindi un monito per il fedele ad occuparsi le cose veramente importanti, come S. Girolamo.

Infine, l’arte contemporanea non è da meno!

L’esempio è quello di Damien Hirst, artista inglese capofila del gruppo Young British Artists. Ha dominato la scena artistica degli anni 90 con il tema della morte, appunto!

Manifesto della sua poetica è “L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo”, consistente in uno squalo tigre di oltre 4 metri posto in formaldeide dentro una vetrina. Quell’opera divenne il simbolo dell’arte britannica degli anni novanta e la sua vendita nel 2004 ha reso Hirst l’artista vivente più caro dopo Jasper Johns.

“Per l’amor di Dio” è una sculture del 2007 che consiste in un teschio umano fuso in platino arricchito da 8.601 diamanti. 100 milioni di dollari il valore di mercato. Hirst vuol dimostrare come il teschio, emblema di morte, è ormai abusato, è un oggetto di consumo come tanti altri (su magliette, borse, gioielli…) quindi perché non renderlo prezioso? In fondo il cranio dell’uomo su cosa ragiona? Cosa desidera se non ricchezza, danaro, successo? Gli aspetti materiali della vita quotidiana moderna tradotti in arte.
Buon Halloween allora, ricco di storia, simboli e di quel fascino oscuro che sempre stuzzicherà l’uomo.