La vita è semplice nella sua bellezza e sempre così complessa nella sua analisi. L’essenza della vita, la doppia elica, è un elemento di naturale bellezza, l’intreccio delle eliche infinite che contengono in dettaglio la storia dell’umanità.

Ci siamo seduti sul luogo di nascita della cibernetica, lo studio della macchina che è l’uomo, la villa di Silvio Ceccato a Montecchio Maggiore, appena sotto i castelli di Giulietta e Romeo, e meditiamo sulla realtà oggettiva come noi la guardiamo oltre il Veneto centrale, sparsa qui sotto sulla pianura. Siamo nelle mani generose e gentili della nipote di Silvio, Riccarda Silicani Ceccato per sperimentare la realizzazione di questo paradosso della semplicità della bellezza e della complessità nello studio.

L’occasione è l’inaugurazione di una mostra dell’ultimo cosiddetto artista schizofrenico della scuola di Art Brut, Carlo Zinelli. Tutte le opere sono state dipinte mentre era stato istituzionalizzato a seguito di esperienze nella guerra civile spagnola, la moltitudine dei suoi lavori rappresenta i suoi disperati mezzi di comunicazione con il mondo, la sua visione della complessità e della bellezza ripresa praticamente ogni giorno per oltre 10 anni, una volta che era stato liberato dalla sua prigione psicologica dalla possibilità di dipingere – per disegnare come hanno fatto gli aborigeni e altri antichi – creando un suo proprio linguaggio geroglifico.

‘Parole, parole, parole’, senza senso solo e soltanto capite se si può vedere e sentire il quadro intero. Questo non è il compito di un analista da solo, ci sono 3000 immagini e le registrazioni audio che non raccontano le emozioni di questa macchina umana o quali collegamenti sono stati attivati.

Alcuni possono non chiamare questa espressione di una mente, questo linguaggio, arte? Ma, da quando l’impressionismo ha tolto il bisogno di realtà fotografica e ancor più per coloro che apprezzano l'”arte” di Pollack, questa arte di Zinelli è un capolavoro intellettuale. Se proviamo ad analizzarla, perdiamo il suo impatto dimensionale con l’applicazione di formule matematiche rudimentali simili ai tentativi di convertire un frattale in una forma possibilmente misurabile.

Dopo aver abbandonato la mia analisi ingegneristica di Zinelli e avendo concluso che non è il mio giudizio che conta, ma quella di ogni mente libera, è stata un’esperienza ispiratrice quella di ascoltare una interpretazione musicale dell’arte di Carlo Zinelli, le sue dichiarazioni letterari interpretate in improvvisazioni da Florio Pozza sulla chitarra, e geroglificamente, con il didjeridoo e dalla incredibile e sensibile voce recitante dell’attore Nicola Brugnolo. Come la serata si è raffrescata, e le signore si sono avvolte ai loro scialli per la loro preservazione, la performance ha catturato le emozioni del pubblico che sedeva affascinato sulle loro sedie da giardino nel cortile della villa.

Bravo! Questo per me è stata “arte”, la creazione musicale con una intensità emotiva accoppiata con la libertà.

È stata un’esperienza unica, una parola e una jam session di musica surreale, che non può essere mai ripetuta e non oggetto di analisi soggettiva. Ora capisco un po’ più di Zinelli, e prometto di non misurare.

Siate abbastanza liberi per visitare Villa Ceccato prima del 5 ottobre e provare un’esperienza.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine