Museion Bolzano, un’opera d’arte è stata cestinata.

Un fatto, per alcuni tragico e per altri divertente, è accaduto venerdì 23 Ottobre, ma che per tutti ha riaperto un dibattito sulla delicata questione sulla definizione di opera d’arte.

Le signore addette alle pulizie del Museion di Bolzano hanno letteralmente pulito tutto lo spazio espositivo contenente l’installazione “Dove andiamo a ballare stasera?” delle artiste Goldschmied & Chiari, gettando nel sacco nero della spazzatura bottiglie vuote di champagne, bicchieri, stelle filanti e i coriandoli che la componevano.

Si tratta di un’opera d’arte “ambientale” che si inserisce in un progetto espositivo, curato dal critico d’arte Achille Bonito, e che coinvolge diversi musei. Le artiste hanno voluto dare immagine allo spirito degli anni ’80:

“Gli anni Ottanta sono per noi la fase dell’infanzia, è stata l’epoca del consumismo, dell’edonismo, delle speculazioni finanziarie, della televisione di massa, della politica socialista e delle feste. Nella fase di ricerca abbiamo ritrovato una guida alle discoteche della penisola scritta dal politico (e ai tempi ministro degli esteri) Gianni De Michelis, “Dove andiamo a ballare questa sera?” del 1988, con la prefazione di Gerry Scotti, che ci ha ispirato il titolo dell’opera”.

Una festa che è diventata uno stato quindi, una pratica diffusa che dura un decennio, gli Ottanta, e segna un pezzo di storia italiana: questo è ciò che il duo ha voluto esprimere, mostrandone i tristi resti.

Goldschmied (1975) e Chiari (1971) lavorano dal 2001 a Milano e riscuotono di grossa fama internazionale con partecipazioni alla Biennale di Venezia, alla Dublin Contemporary, a Berlino, a Tel Aviv e a Roma. Insomma, di strada queste donne ne stanno facendo!
Dopo l’accaduto, come prevedibile, i social si sono scatenati.

Nella maggior parte dei commenti (su Facebook, così come sugli spazi delle testate online) gli utenti si sono schierati a favore delle signore delle pulizie. A scagionarle, non la loro presunta ingenuità (che poi, se fosse disattenzione nel proprio lavoro, sarebbero difendibili ugualmente?) ma piuttosto il giudizio diffuso verso l’installazione delle due artiste definita, da esperti e non, “immondizia, non arte”. Sgarbi compreso.

Lo scenario artistico contemporaneo scatena quotidianamente dibattiti di questo tipo coinvolgendo sia esperti critici sia l’opinione pubblica comune.

Non credo sia possibile trovare una verità assoluta, non può esistere norma o legge che possa definire ciò che è Arte. Ogni artista, così come ogni uomo, è libero di compiere il suo percorso trovando nel proprio tempo e con i propri tempi, le risposte che cerca (ed è possibile che le strade che percorrerà siano già state percorse da altri).

Una domanda, infine, mi sorge: ma se ci teneva tanto il direttore del Museo non era capace di prevenire il fatto dando le giuste istruzioni? Oppure è stata tutta una questione di pubblicità…?