La ceramica è una delle prime forme d’arte, tanto che in tutti i musei del mondo (da quelli di archeologia a quelli di arte) sono esposti manufatti in ceramica. Ogni cultura ha un proprio stile riconoscibile e questo stile è fortemente legato alla storia di un certo territorio. Durante la vita di grandi regni, in prossimità delle città importanti e delle sedi del potere, ci sono sempre luoghi e paesi in cui si realizzavano ceramiche.

 Ad esempio, attorno alla Repubblica di Venezia sono cresciuti due importanti centri legati alla ceramica: Nove e Bassano del Grappa. Nel corso di questi ultimi anni, le aziende manifatturiere della zona hanno avuto un interessante percorso culturale. Il boom industriale italiano aveva trasformato le antiche botteghe artigiane in industrie con produzioni di massa creando un appiattimento culturale e lasciando in disparte coloro che preservavano le tradizioni storiche e che continuavano a fare ricerca ed innovazione.

Successivamente, l’ingresso nel mercato al dettaglio delle industrie cinesi e la competizione sul prezzo ha danneggiato le imprese “pigre” e costretto alla chiusura molte realtà industriali. Ma una moneta ha sempre due facce, e la seconda faccia della moneta è stata la rivalutazione di tutti quelli che avevano sempre continuato a sperimentare e a custodire la memoria storica

Una di queste persone è il fondatore di Ahura, Ezio Zanardello, una impresa che sorge sulle rive del Brenta e che oggi è guidata dalla seconda generazione. La passione di Ezio per la ceramica è travolgente e traspare in ogni sua parola e nella sua storia personale. Negli anni passati Ezio ha acquistato tutti gli stampi tradizionali abbandonati da imprese in dismissione, ed oggi conserva la vera memoria storica del suo paese.

Avere la possibilità di essere guidati da Ezio fra le stanze del suo magazzino storico è una esperienza indimenticabile che auguro a tutti di poter compiere.

Ezio, come ti sei avvicinato alla ceramica?

La ceramica fa parte delle tradizioni del mio paese, ma nel mio caso l’amore per Lei è nato piano ed è cominciato quando avevo 8 anni ed affiancavo mia madre nel suo lavoro di dipingere piatti. Nella mia adolescenza ho avuto un rifiuto e giurai di non voler essere più coinvolto nel settore della ceramica. Ho fatto di tutto, dal postino all’impiegato per una impresa del gas, ma per aumentare i guadagni la notte continuavo a dipingere.

Ad un certo punto ho superato il mio pregiudizio e con mia moglie abbiamo fondato la nostra impresa. E l’amore per la tecnologia mi ha portato a creare una stabilimento che è anche una eccellenza tecnologica sotto il profilo dell’ efficienza energetica.

In questi anni hai raccolto nel tuo archivio stampi e pezzi di molte aziende che hanno chiuso. Abbiamo visto la passione nei tuoi occhi mentre ci hai permesso di visitare questa collezione. Perché fai tutto questo? Cosa ti spinge a preservare le tradizioni?

Non so spiegarlo di preciso. Da una parte sento una forte spinta verso l’innovazione e la sperimentazione di nuove forme e colori, dall’altra amo la bellezza e non vorrei disperderla. Riesco a vedere la bellezza nelle forme classiche tradizionali, nei nuovi design o nelle sperimentazioni di un giovane artista. Vorrei che tutti ne potessero godere ma poi penso anche che “tutto passa” e che non bisogna essere troppo ancorati al passato.

Riuscire a godere della bellezza è un percorso personale e richiede una apertura dello spirito. E’ un percorso e non un fine e per questo mostro il mio archivio solo a quelli che hanno intrapreso questo percorso.

La creatività e la bellezza sono un percorso personale o possono essere condivise?

La creatività è generalmente un fatto personale, ma quando diventa un processo condiviso può raggiungere dei livelli altissimi. Se pensiamo alle botteghe artigiane (che siano quelle del passato o che siano i laboratori delle imprese di oggi), il lavoro è un processo collegiale. La scelta dell’impasto, la colatura dell’argilla, la cottura, la pittura, e anche il modo di trasmettere questo valore al cliente finale, fanno parte essenziale del processo creativo e sono un patrimonio di sapienza di diverse persone che collaborano insieme per realizzare il capolavoro.

Se manca una di queste conoscenze non si può raggiungere l’eccellenza. Arte e tecnologia devono andare “a braccetto” senza farsi la guerra ma sfidandosi reciprocamente per raggiungere nuovi traguardi e trasmettere nuove emozioni. I miei collaboratori sono il principale patrimonio della nostra impresa.

Il tuo sembra un “amore distaccato” per il territorio e le tradizioni e la famiglia. Cosa significa?

Forse significa continuare a far vivere alcuni dei miei maestri attraverso la storia e la riproposizione delle loro realizzazioni. Ma senza nostalgia: la vita è nel futuro ed il passato ci può dare ispirazione, ci può spingere verso una innovazione continua ma non può tornare. Il tempo cambia le forme espressive e il modo di comunicare, le possibilità offerte dalle tecnologie moderne aumentano le nostre possibilità espressive: e tutto questo ci proietta nel futuro. Ma il passato costruisce il senso e da sapore e spessore anche alle nostre innovazioni attuali.

I miei figli stanno subentrando in azienda e il passaggio generazionale corrisponde anche ad un passaggio culturale del modo di fare impresa in Italia. Posso dare consigli ai miei figli ma ho anche molto da imparare da loro e dal loro modo di relazionarsi con il mondo. Ma è la mia storia, e quella di tutti i miei maestri, che può dare il senso alla loro impresa e li può aiutare ad essere condottieri. Il bello di avere le nuove generazioni è proprio la libertà che mi sto riguadagnando nel curare la filosofia della nostra impresa e la libertà creativa che posso continuare a sperimentare in questa mia continua “ricerca del bello”.


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses