Fotografia, pubblicità e photoshop hanno dato una nuova prospettiva al ritratto, ma alcuni artisti come Gjergj Kola mantengono immutato il desiderio e il bisogno di cogliere le emozioni e le essenze delle persone.

In fondo “la figura umana è la creatura più eccellente che Dio ha creato e per millenni è stata il primo soggetto di ogni artista, a partire dai dipinti rupestri primitivi”, ci dice Gjergj quando lo abbiamo incontrato in una mostra di pittori Transfigurativi e Transconcettuali all’Alexander Hotel Museum di Pesaro.

Gjergj Kola è di nascita Albanese ma ha vissuto gran parte della sua vita fra Grecia e Italia trovando il tempo di partecipare a mostre nei Balcani, in Italia e negli Stati Uniti. Quando parla non sa mai quale lingua utilizzare ma questa ricchezza di esperienze gli ha permesso di imparare a leggere le persone oltre le parole. Lui le coglie con il pennello e imprime la loro vita sulla tela. Nei suoi tratti si coglie una vitalità ed una gioia non comuni.

Che cosa è per te il ritratto, cosa provi?

All’inizio mi sento preoccupato per l’interpretazione della figura umana che è la creatura più complicata, interessante e bella di questo mondo. Da una parte l’estetica della delicatezza, della bellezza e della freschezza ma dall’altra anche l’intelligenza, le sofferenze e le gioie. Sono tutti questi fattori insieme che formano il complesso della persona e che devono trasparire da un dipinto.

E’ arte che si esprime con la figura di un ritratto in cui devo poter trasmettere il carattere e la forza usando la ricchezza dei materiali e dei colori: e questa non è una sfida facile. Sono sempre alla ricerca di un nuovo alto livello interpretativo che possa trasmettere le particolarità di ogni persona.

Entri in relazione con la persona che ritrai? Cosa vedi in loro?

Mi piacerebbe che le persone che ritraggo fossero tutte splendide. Quando ho davanti una persona per un ritratto non faccio una fotografia ma cerco di dare una interpretazione artistica. Cerco un mondo dove si armonizzino le due personalità: quello del modello e quella del creatore che provengono da due universi diversi.

Cerco armonia ed equilibrio estetico per cogliere gli aspetti più positivi: cerco sempre di rendere le persone nella loro luce migliore.

Ho visto molti quadri della tradizione albanese, greca o turca. Quali sentimenti ti ispirano?

Anche in questo caso mi confronto con la figura umana perché il folclore è chiaramente un aspetto umano. La cultura popolare è creata da persone in un certo luogo, con certe condizioni naturali, geografici e storiche. Sono valori che si trasmettono da padre in figlio e sono un grande patrimonio dell’umanità.

Io sono semplicemente uno di questi artisti e cerco di trasmettere questi valori e, poiché sono nato e cresciuto in Albania, conosco meglio e interpreto la cultura e il patrimonio del mio paese e dell’area balcanica.

Sono andato via dall’Albania quando avevo 24 anni e ne ho trascorsi altri 24 lontano dalla mia terra. Quando vivi lontano senti una nostalgia e un rispetto più grande, ti concentri e analizzi di più i valori e i lati positivi. Per questo cerco di non considerare la politica e la corruzione ma, con le mie opere, spesso ritorno ai valori e alle tradizioni folcloristiche che ancora sono poco conosciuti.


Claudia Bettiol

IT
Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses