Vedere oltre le cose, è questo ciò che un artista fa con il raku. Per farlo serve concentrazione, ci racconta Giuseppe Lorenzi mentre già pensa alla prossima opera.

La distrazione, invece, appartiene alla massa di tutti coloro che vivono nel caos quotidiano; la Bellezza è sempre più ignorata, divenuta invisibile, perché data per scontata. L’Arte allora ha il grande potere di farci vedere ciò che solitamente ignoriamo.

Giuseppe Lorenzi, occhi che penetrano il mondo, necessita di “vedere” e far vedere. Poniamo una brocca: vi siete mai chiesti quale sia la sua utilità? Prima dell’acqua, o di un buon vino, “a monte” c’è il vuoto. Le ciotole di Giuseppe sono, prima di tutto, questo: contenitori di vuoto.

Il suo viaggio corre sui binari di sincerità e fantasia. Come il Piccolo Principe, sempre alla ricerca di qualcosa di bello e di nuovo, la ricerca interiore di Lorenzi si esprime anche con una tecnica che è, per propria natura, continua sperimentazione: la ceramica raku.

“Per ogni fine c’è un nuovo inizio”, dice il Piccolo Principe. E come Giuseppe, continua a cercare.

La tecnica raku nasce in Giappone, ha origini antiche, è intrisa di dottrina zen, e veniva utilizzata per produrre vasellame per la cerimonia del tè. In un certo senso è la tecnica del Piccolo Principe, quella che accompagna un uomo in continua ricerca di se stesso. Uno stile di vita che è una sperimentazione continua e una crescita interiore.

Per dare soddisfazione ai sensi Lorenzi attribuisce elementi di raffinatezza, colori e sfumature: bianco opaco e foglie d’oro, ramato opaco e turchese, nero opaco e oro. L’oro, colore ricorrente nelle sue opere, si contrappone alla terra, che è elemento di luce debole, e dona preziosità alla creazione. La raffinatezza è data dall’utilizzo delle striature grigie e, talvolta, dal crine di cavallo, animale elegante a servizio di un’opera elegante. Cavalcato per millenni da regali, nobili e persone semplici, il cavallo incorpora un messaggio di eternità.

Infine, “l’arte è molto utile. Ricorda che il bello serve nella vita, senza il bello non si vive”. Queste sono le parole e il concetto alla base dell’opera di Giuseppe Lorenzi, che sembra porsi nello stesso filone de “la bellezza salverà il mondo” di Dostoejevskij.