A Philadelphia, subito dopo Washington St, nella vecchia zona artistica della città, nascosto dietro porte poco appariscenti, si trova un gruppo di artigiani e artisti che lavorano in modo indipendente in laboratori interconnessi – un centro per l’arte ricavato da un vecchio panificio.

Nei tempi passati, prima dell’avvento delle enormi panetterie «chimiche», quando il servizio significava che voi sareste stati serviti, ogni panificio vi avrebbe consegnato il pane fresco a casa entro poche ore dalla sua cottura. E, anche dopo l’avvento dei furgoni con motore a benzina, i carri trainati da cavalli sopravvissero per questo servizio di “stop & go”.

Questa panetteria in Pennsylvania conserva solo il guscio del suo precedente ruolo di fornire sostentamento alla gente. Ora è rinata come un centro per “creazioni sostenibili”. Al piano terra si trova una tradizionale stamperia artigianale fondata da Bridget Morris, www.bellafortebooks.com, che produce belle scatole e carte da regalo. Sul retro potete trovare il guscio del forno della panetteria, il posto dove il legno veniva bruciato per generare il calore necessario alla cottura che avveniva al piano superiore.

Nella porta accanto, e collegate alla panetteria, un tempo si trovavano le stalle dove, al piano terra, erano custoditi i calessi e i carri merci. Questa area è ora il tempio di uno scultore che intaglia legni locali. Ci racconta che ogni carro poteva essere stato trainato anche da quattro giganti cavalli Clydesdale che, ogni giorno, erano poi pazientemente ricoverati al piano di sopra. Venivano trascinati su e giù attraverso una rampa dentellata per evitare che scivolassero durante le gelate invernali. Il fieno per le stalle, il cibo e l’acqua venivano issati dalla strada tramite un verricello installato nella finestra circolare più alta. E nello stesso modo veniva restituito il letame.

Questa apparente dicotomia in realtà si comprende quando si calcola il diametro di sterzata dei carri e ci si rende conto che ci sarebbe voluto un edificio con il doppio della superfice se i carri fossero stati custoditi al piano di sopra. Invece ci sono solo grandi travi con la forza di supportare la massa dei Clydesdale, forse distribuita su uno o due zoccoli.

Questa storia ci viene raccontata da un gentiluomo un po’ brillo che abbiamo incontrato occasionalmente mentre ritornava a casa attraverso la neve d’inverno per vedere, nella penombra, la testa di un Clydesale che spuntava da una finestra a 5 metri sopra di lui, nitrendo con un suono gutturale e con i vapori vorticanti nell’aria notturna.


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses