Dove finisce il lavoro dell’artigiano e inizia quello dell’artista? E’ difficile da definire un confine, specialmente nel mondo della ceramica dove le tecniche di preparazione dell’impasto, di cottura e di pittura possono influenzare notevolmente l’opera finale.

Siamo andati a Castelli perché ci avevano parlato di un giovane pittore che ama la tradizione e il surrealismo. Ci sembravano concetti un po’ distanti fra loro e così abbiamo deciso di conoscere la tradizione e di capire fino in fondo cosa significa “il surrealismo nella ceramica”.

Chiunque abbia la fortuna di arrivare a Castelli, in Abruzzo, nel cuore montuoso dell’Italia centrale, può percepire immediatamente il significato e lo spirito della tradizione. Un paese di montagna in cui per secoli le persone hanno trascorso lunghi inverni in isolamento cuocendo e dipingendo la locale argilla. Si scaldavano con gli stessi forni in cui realizzavano le loro ceramiche maturando uno stile unico e riconoscibile.

Una comunità stretta intorno al suo sapere, che tra il 1615-17 realizza una volta maiolicata composta da oltre 800 mattoni dipinti in modo diverso dai singoli artigiani, per decorare la locale chiesa, e che con orgoglio crea una scuola di ceramica per tramandare il sapere da una generazione all’altra.

Il rovescio di questa medaglia è un paese fatto di persone sospettose e non aperte alle novità che nel dopoguerra ha visto emigrare una intera generazione e che si è ostinato a riprodurre lo stesso stile che lo aveva reso famoso nel mondo.

Poi arriva la generazione di Marco Carbone, cresciuta con la televisione con i fumetti, che immette una novità all’interno della comunità. Marco cresce dipingendo con la madre e lo zio ma il suo spirito è più gioioso ed è subito attratto da Dalì, Magritte e dal movimento surrealista.

Contemporaneamente, però, non lascia la montagna e non emigra in cerca di fortuna altrove. Vede il paese tramontare e inizia un proprio percorso per riproporre elementi della tradizione in modo nuovo e con un linguaggio personale.

Conosce le tecniche artigianali e l’arte e le fonde in uno stile personale in cui il peso della tradizione è reso “leggero” da tratti e paesaggi inconsueti. I colori della tavolozza sono quelli della tradizione ed anche le forme dei manufatti si possono ritrovare nella storia di Castelli, ma i soggetti sono nuovi. Ad esempio leggete il suo articolo sull’importanza del colore celeste nella pittura.

Il tratto dei disegni appartiene più alle tecniche della calcografia, la definizione dei bordi dei soggetti e dei personaggi sono accurati e precisi, ma le scene non sono tipicamente abruzzesi e provengono dalla fantasia contaminata con la parte più gioiosa del surrealismo.

Si definisce un “umile artigiano” ma noi che abbiamo visto le sue opere possiamo definirlo un artista che potrebbe segnare un passaggio importante nella storia della ceramica di Castelli e creare un ponte fra passato e futuro.

Ecco qui una selezione di alcune sue opere.


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses