Caltagirone si trova vicino al centro geografico della Sicilia ed è nota per la sua tradizionale cultura della ceramica e per la scala di 142 gradini ciascuno dei quali rivestito con piastrelle in ceramica diverse.

Eppure, per la maggior parte rimane una importante meta dai turisti dei maggiori centri di Catania/Etna, Siracusa e dai troppo lontani Palermo e Messina. In lontananza non sembra un posto ovvio per promuovere la cultura e l’arte nel mondo.

Allora cos’è che attira turisti dal mare siciliano di Taormina o Ragusa, dai tour dei puzzle di Montalbano, dal Gattopardo di Donnafugata e dalle scarpinate sulla cima Etna a guardare le fiamme dell’inferno? Per noi, è stato l’aver incontrato alcuni veri siciliani che danno vita e stanno ricostruendo nuove imprese seguendo la tradizione delle ceramiche di Caltagirone e, in particolare, la ricerca di un “Bummulu” o due. “Bummulu”? E’ la caraffa Siciliana, ma non è una qualsiasi brocca. E’ il paradosso di una brocca in cui si versa il vino dal basso per poi girare a testa in giù la caraffa e versare il vino fuori dal beccuccio all’altra estremità. Mi ricorda le istruzione irlandesi per l’apertura di una scatola di fagioli.

Nel nostro viaggio, siamo entrati per prima nel laboratorio delle Ceramiche Conci, nascosto in una stradina di Caltagirone e abbiamo incontrato Salvatore Di Caudo, marito della titolare che, per caso, si trovava in una mostra d’arte nella nostra città natale, Roma. Salvatore ha ampliato la nostra visione delle ceramiche di Caltagirone mostrando non solo le teste e vasi che avevamo previsto, ma anche alcune unici presepi, e ci ha spiegato come i colori delle ceramiche di Caltagirone rispettino i tradizionali colori della ceramica araba più di Palermo. Sembrava come se i gialli e verdi di Caltagirone riflettessero il paesaggio collinare e il blu della ceramica di Palermo avesse aggiunto il mare.

Nel retro del laboratorio Conci, abbiamo notato una area dedicata ad una piccola scuola e Salvatore ci ha raccontato dei loro 20 anni trascorsi nella promozione di questo settore lasciando scivolare, non involontariamente, la sua personale storia imprenditoriale di promotore del cuore di Caltagirone e della Sicilia. Ventiquattro ore al giorno non sembrano sufficienti per aver assemblato la sua offerta di gioie della tradizione siciliana. Il suo bigliettino recita ‘Sikelia’ e dice che è nata con l’intento di raccogliere e promuovere la cultura, le tradizioni e l’arte popolare e il folclore colorato della Sicilia. Salvatore usa le stesse parole di Energitismo – le persone sono tesori umani di inestimabile valore.

Racconta anche di un gruppo folk con strumenti tradizionali e ci mostra un tamburello nascosto dietro un grande vaso di ceramica, eppoi estrae un piccolo strumento da uno scaffale che suona pizzicandolo mentre lo tiene tra le labbra: il marranzano o scacciapensieri. A quanto pare in origine era uno strumento musicale cinese riportato da Marco Polo. Il suo gruppo folk Caltagirone viaggia per il mondo per eseguire melodie della tradizione siciliana. E, per coloro che cercano altro, Salvatore può anche organizzare un tradizionale teatrino dei Pupi.

Salvatore emana calore della sua accoglienza e gode nel raccontare le storie della Sicilia. Egli dice: “Una profonda passione per quello che facciamo è la molla che ci spinge a crescere, per favore venite a visitarci.”


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine