Talvolta le malattie ci aiutano a trovare il nostro cammino e così è stato per Marco Orlandi che ha iniziato una nuova vita disegnando ritratti a matita. Un periodo di sordità assoluta, dopo un incidente, lo ha obbligato ad arrivare alla sfera intuitiva ed emozionale.

Marco ne esce migliore e con la consapevolezza di doversi continuare ad esprimere con i linguaggi dell’arte: musica, disegno e anche artigianato artistico.

Pensa a se stesso ma anche agli altri e la vista di fabbriche che chiudono e di un disincanto crescente fra i suoi amici lo ha portato a dedicare molte delle sue energie ad una idea bizzarra ma profondamente etica: far rinascere alcune attività cessate.

Con il progetto “Il Borgo dei Cartai” ha cercato di restituire orgoglio a Subiaco, la sua città alla quale è molto legato. L’idea iniziale di tornare a fare carta a mano a Subiaco, la prima cartiera dello Stato Pontificio, si è poi allargata alla realizzazione di un centro per insegnare arti e mestieri antichi ma oggi ancora molto ricercati.

Con il suo lavoro Marco Orlandi è arrivato a Roma (Palazzo Ruspoli), Firenze, Venezia, Napoli, a Ferrara, a New York.

Marco, quali sono i tuoi punti di riferimento?

Ho imparato da autodidatta facendo segni decorativi sui miei diari di scuola, segni e ritratti a matita, ma lo sprone dei miei compagni mi ha indotto a credere di poter riuscire.

Come afferma Goethe: “C’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove… “ ed a me è accaduto proprio questo.

Come definiresti il tuo lavoro?

Credo sia il tentativo di scoprire cosa c’è dietro il fenomeno naturale, oltre ciò che è leggibile della realtà che ci circonda. E il tentativo di recuperare il senso delle cose a prescindere dal loro contesto e libere da ogni relazione.

Questo è il modo privilegiato di godere della loro essenza che è unità alla forma che le delimita. Forma e sostanza sono la medesima cosa.

Di quali opere sei orgoglioso?

Il quadro di Gandhi, un importante ritratto a matita in cui ho provato empatia per il personaggio e mi sono emozionato profondamente. Lo ho realizzato con la grafite in forma pittorica e ha vinto molti premi.

Come artigiano realizzo sculture luminose utilizzando un gioco di legno e luce per il quale devo associare precisione, manualità e design. A queste aggiungo poi descrizioni poetiche per completare le emozioni che vorrei trasmettere a chi le vede.