Transfigurativismo e Transconcettualismo

Ho seguito molto attentamente la presentazione della Mostra su Transfigurativismo e Transconcettualismo e il desiderio degli artisti di andare sempre oltre per conoscere alle determinazioni concettuali a cui si è giunti.

E questa è l’Essenza della Filosofia, come cammino verso la verità a cui non si giunge mai, ma a cui si tende sempre. Mi soffermo sul Transconcettualismo, che ha aperto scenari d’arte certamente molto importanti ma contemporaneamente svelato orizzonti interpretativi ugualmente significativi.

Per me fare arte è fare filosofia, intesa nella sua perfetta definizione di “amore per la conoscenza”, e farla è voler conoscere la realtà in cui stiamo. In pittura si dirà impressionismo ed espressionismo, ma in filosofia siamo al semplice dualismo Io-Altro.

Io guardo al rapporto Arte e Filosofia e come filosofo ascolto e rifletto. Transconcettualismo dunque, dato da trans, prefisso che indica attraversamento, mutamento, passaggio da un luogo a un altro.

L’arte con il concettualismo ha seguito una linea di progressive “riduzioni” o “privamenti”, aprendosi nuovi territori di ricerca “privandosi” di qualcosa che sembrava appartenere indissolubilmente al significato stesso di arte. S’inizia con il fare a meno del “naturalismo” e della “mimesi” (post-impressionismo, espressionismo), poi facendo a meno della “prospettiva” (cubismo), del “passato” (futurismo), del “valore venale” dell’opera (dadaismo), della “realtà” (astrattismo), della “forma” (informale), fino a giungere a fare a meno dell’”opera d’arte”.

Si è così rotto l’ultimo tabù, poiché un’arte che si manifesti senza opere era decisamente l’ultima frontiera che restava da conquistare. Sinteticamente, si può definire il “concettuale” come “un’arte che riesce a fare a meno delle opere d’arte.

Andare oltre il concettualismo è quindi un dato fondamentale ed essenziale per capire dove porta il significato d’arte. Se il significato di concetto è “Pensiero, poiché concepito dalla mente, più in particolare idea, nozione esprimente i caratteri essenziali e costanti di una data realtà che si forma afferrando insieme i vari aspetti di un determinato oggetto che alla mente preme aver presenti nel suo complesso”, si capisce chiaramente che oltre al concetto in sé non può esserci se stesso nella medesima forma, ma qualcos’altro.

E qui vengo alla bella definizione di Arte come modalità esplicativa dell’Anima di guardare e concepire sempre nuove frontiere in cui guardare e porsi. Ma oltre al concetto che è espressione del Pensiero che cosa possiamo trovare?

Oltre al concetto o esplicazione del pensiero c’è solamente il Sentire, e da esso per emanazione il Sentimento, ma sentimento è Emozione e questa è emozionalità. In questo sillogismo partiamo da un dato e arriviamo al suo opposto, perché a questo punto il Transconcettualismo porta inevitabilmente al Sentimento che in arte è l’espressione dell’Anima a cogliersi come Coscienza Esistenziale verso il Sacro, inteso questo nella sua accezione di derivazione latina (sakros), come ciò che è “a parte”, un essere “altro” e “diverso” rispetto all’ordinario, al comune, al profano.

Nell’arte e nell’artista che fa Arte il Sacro è dentro la sua Anima che si manifesta. Ma manifestare la “propria Sacralità” necessita porsi in un contesto interpretativo diverso che si distacca dal semplice segno o dato impresso su tela o altro, perché ricerca in significato di senso che è per un verso “concettuale” ma che è superato dal sentimento di volerlo interpretare come “simbolo” a cui si delega l’espressività dell’opera.

Il Transconcettualismo, allora, può divenire le nuove frontiere dell’arte quando farà del “concetto pensato” la rappresentazione dell’“emozione sentita”, in un fenomenologismo interpretativo proprio della filosofia contemporanea – Fenomenologia esistenziale – che è sintesi fra filosofia e psicologia-psicanalisi.

Io guardo l’arte in questa prospettiva e credo anche che il Transconcettualismo li possa guardare.