Quali sono le bollicine perfette per festeggiare un Natale, un compleanno, capodanno o anche una cena con il migliore amico?

In Italia questa scelta è certamente difficile con le tante varietà di uve e di sapori da territori diversi che abbiamo, ma una scelta la abbiamo fatta.

Abbiamo scelto un brut che non ha soltanto un sapore inconfondibile ma ‘sa di buono‘, nel senso che racchiude la storia di un territorio e l’amore di un uomo e di una famiglia.

Parliamo di Kius Brut dalle uve Bellone di Cori e Kius Extra Brut dalle uve Nero Buono di Cori. Non sono certo due vitigni conosciuti al grande pubblico ma sono il centro del mondo per Marco Carpineti che ha costruito la sua incredibile azienda di Cori proprio sulla riscoperta dei vitigni autoctoni.

La storia inizia quando Marco era un giovane elettricista figlio di un contadino molto legato alla sua terra. Alla morte del padre, nel 1985, Marco decide di abbandonare il lavoro sicuro  che aveva nel pubblico impiego e di iniziare a coltivare la piccola impresa de padre ma usando una nuova consapevolezza sul ruolo e l’importanza dell’agricoltore.

Inizia subito con la realizzazione della prima piccola cantina completamente fatta a mano con maestranze locali, un edificio di 7 x 12 metri.

Siamo a Cori e qui tutto parla di storia e di natura. Sulle pendici dei Monti Lepini nel versante caratterizzato da oliveti e vigneti che da verso la pianura pontina, a due passi dai sorprendenti giardini di Ninfa della Fondazione Caetani che sono fra i più belli del mondo.

Il legame con i Lepini è forte ed a loro è dedicato un museo dove il paesaggio contemporaneo viene letto e interpretato nella sua dimensione storica. Il presente come la conseguenza di una stratificazione di eventi, naturali e culturali, frutto dell’interazione tra l’uomo e l’ambiente. Ossia proprio di storia e agricoltura: e il ruolo del coltivatore diventa il protagonista della creazione dello spirito dei luoghi.

Cori ha radici antichissime, era stata fondata durante l’età del Bronzo di cui restano testimonianza le mura ciclopiche. E’ stata una fedele alleata di Roma partecipando alle guerre puniche e acquisendo la cittadinanza romana.

Ne sono testimonianza della sua importanza il tempio di Ercole eretto intorno all’80 AC e che domina la città dall’alto con quattro colonne sul fronte principale e il tempio dei Dioscuri, costruito fra il IV e il II secolo AC nell’area del Foro.

Il borgo medioevale trasuda di altre tradizioni che si rievocano nel Carosello dei Rioni durante la festa della Madonna del Soccorso, dove sono nati i famosi ‘sbandieratori di Cori’ conosciuti nel mondo.

Come si fa a non amare Cori? Come si fa a non essere pervasi dal suo spirito di ‘perla dei Lepini’ e a non cercare di valorizzare i prodotti della sua terra?

Questo è quello che in tutti questi anni ha fatto Marco Carpineti da quando ha deciso di dedicarsi all’agricoltura. E chi ama la terra la rispetta e usa solo metodi naturali per le coltivazioni, così la prima certificazione ‘bio’ risale al 1994, quando erano ancora poche persone a pensare di rispettare i cicli naturali dell’ambiente.

Oggi Marco Carpineti non è solo una azienda biologica ma biodinamica. Oltre al vino si produce olio dalla varietà di olivo Itrana.

Ma veniamo alle bollicine perfette che ora possiamo apprezzare in modo completo e olistico.

Ci sono due tipi entrambi realizzati con metodo classico, ossia la rifermentazione in bottiglia per 24 mesi.  Kius brut è uno spumante prodotto solo da uve di Bellone, un vitigno autoctono di Cori, con un colore giallo chiaro con riflessi dorati. Ha un profumo fruttato con note di lievito, gusto fresco, sapido con buona persistenza.

Kius extra brut è invece uno spumante prodotto solo con uve di Nero Buono di Cori con una fermentazione di 36 mesi. Il suo colore è rosa salmone tenue, ha un profumo agrumato e lascia una bocca fresca ed incisiva grazie ad un perlage sottile ed elegante.

L’ultima sfida di Marco Carpineti?

Quella di riscoprire la coltivazione originaria utilizzando i cavalli per l’aratura. I cavalli sono di una particolare razza da lavoro italiana e sono adatti a questo tipo di impiego. Solo una piccola parte dell’azienda utilizza gli animali, ma questo tipo di lavoro è una filosofia di vita, è un momento di comunione con tutti gli esseri del creato, è la vera essenza del rapporto fra uomo e natura.

Partecipare ad una aratura con cavalli è una immersione della nostra storia e, in fin dei conti, in noi stessi. Alla fine le bollicine perfette servono a ricordarci quanto sono buoni i frutti di questa ‘fatica’!


Claudia Bettiol

IT
Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses