Colleferro Città di Fondazione è diventata “Città monumentale” nel 2018 quando ha vinto il premio Città della Cultura del Lazio, ma cosa vuol dire questo riconoscimento? Perché lo ha avuto?

Colleferro è una delle poche città che ha una precisa data di nascita, il 13 giugno 1935, e una mente che la ha concepita sin dall’inizio. Nasce da una visione del senatore Leopoldo Parodi Delfino che incarica l’ing. Riccardo Morandi di realizzare il suo sogno.

La storia di una Rivoluzione Industriale dall’animo gentile in cui non si parla di sfruttamento della manodopera, di riduzione di schiavitù della classe operaia ma di una fabbrica che doveva portare sviluppo ad un intero territorio.

Colleferro nasce quindi come progetto unitario di una intera città, in pratica è il contrario dell’architettura spontanea (abusivismo) degli anni ’80. Per questo si chiama ‘Città di Fondazione’ e si unisce ad altre nate sempre intorno a quegli anni, ma è l’unica che ha un carattere industriale e non agricolo.

“Colleferro è un ‘paese diverso’ che si inserisce in un territorio di paesi antichissimi che vivevano grazie ad una economia agricola. Colleferro è sempre stato identificata come paese industriale, nel bene e nel male. L’industria è stata anche sviluppo, approfondimento, formazione delle maestranze, incontro di 21 comunità regionale che si sono formate e hanno dato origine a una comunità totalmente nuova”. 

Queste le parole di Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro che oltre a promuovere il risveglio culturale della città ha anche promosso un modo nuovo di guardare alla storia di questo paese. Ad esempio anziché creare una propria sagra o festa agroalimentare, ha creato una manifestazione che è un omaggio alle persone di tutte le regioni d’Italia che hanno contribuito a costruire Colleferro (Regionando sulle radici).

Ma torniamo a Colleferro Città di Fondazione, ossia alla sua nascita.

La progettazione urbanistica, architettonica e strutturale viene affidata al giovane e talentuoso ingegnere Riccardo Morandi anziché ad un architetto, forse perché lo stesso Leopoldo era un ingegnere e si trovava a suo agio con i suoi colleghi. Il risultato parla per loro.

Morandi aveva circa 30 anni quando si è cimentato con la progettazione di una intera città che doveva nascere in simbiosi con la fabbrica e accompagnare la crescita di una intera comunità.

Il risultato di questa scelta è unico: un insediamento urbano che non ha uguali se non andando indietro nei secoli oppure cambiando nazioni. Una città dove tecnica e forma si sposano in modo unico. Gli edifici sono estremamente efficienti ma hanno sempre un loro valore nella forma, la scelta delle costruzioni pubbliche è funzionale alla fabbrica ma ha una sua sensibilità sociale avanzata per il suo tempo.

Colleferro nasce come un centro industriale, per cui l’identità è quella di essere produttivi, propositivi, innovativi. Ma Colleferro è anche un esperimento sociale: la città aveva tutti i servizi che servivano a corredo della industria. C’erano le case per i dipendenti (divise a seconda della classe di appartenenza: operai, impiegati o dirigenti), c’erano le scuole, la chiesa, l’ospedale, la caserma, il municipio ma anche i negozi, gli asili e il mercato.

Il disegno della città è iniziato negli anni ’30 ma ha superato indenne il periodo della guerra ed è continuato fino agli anni ’60 con il disegno di edifici industriali e sale congressi. Anzi, nel dopoguerra proprio a Colleferro si sono sperimentate strutture ardite in cemento armato precompresso, ossia in strutture in cui il ferro veniva sottoposto a tiratura e le travi a compressione prima di essere portate in cantiere. 

Questo sistema sperimentato proprio da Riccardo Morandi è tuttora utilizzato in tutto il mondo, e serve ad aumentare la ‘potenza’ delle travi che possono avere luci più lunghe, ossia avere meno pilastri e più spazi liberi. 

Per queste sua storia unica, il disegno unitario di Colleferro è sopravvissuto agli anni senza troppe modifiche e la maggior parte degli edifici non ha cambiato fisionomia. A parte il mercato di Colleferro che è stato oggetto di un intervento di ammodernamento negli anni ’80 che ne ha modificato le linee architettoniche. Ma il commercio e le abitudini dei consumatori cambiano costantemente nel tempo al punto che oggi si sta tornando alle posizioni di Riccardo Morandi ma con l’aggiunta di dotazioni digitali.

La crisi della grande industria negli anni ’90 manda in crisi l’identità di Colleferro che diventa città dei rifiuti e si dimentica di essere anche Città dello Spazio inserita nel sistema delle Città Europee dello Spazio. La crisi aveva fatto perdere l’orgoglio e con questo la capacità di sognare. 

Colleferro Città di Fondazione e Capitale della Cultura del Lazio del 2018 ha avuto il grande merito di aver posto un riflettore sulle storie positive di questo paese. Non una nostalgia del passato ma la scoperta delle radici su cui costruire il futuro. Sull’industria dell’alta tecnologia che ci porta nello spazio, protagonista delle prossime sfide dell’uomo alla scoperta dei segreti dell’universo.

Il merito della riscoperta dell’opera morandiana come elemento dell’ identità di un intero paese e motivo di orgoglio per chi vi abita, è sicuramente dell’architetto Luca Calselli, che con la direzione artistica di Dario Biello coordina il gruppo di lavoro Ri-Gymnasium. A questo gruppo il riconoscimento di aver rivalutato questo patrimonio culturale che era stato poco valorizzato insieme a tutto il Novecento Italiano.

Per avere maggiori informazioni sulla storia architettonica ed urbanistica di Colleferro si può visitare il sito www.cittamorandiana.it dove si sta inserendo tutto il grande archivio morandiano che riguarda la città.


Claudia Bettiol

IT
Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

ENG

Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses