La magia di uno spettacolo al teatro romano di Cassino riporta a profumi ed emozioni antiche che migliaia di persone venivano a provare qui da ogni parte dell’impero romano.

Il teatro è adagiato sulla montagna, secondo lo stile dei teatri greci, con una vista sulla valle incorniciata da cipressi e pini e il profumo dell’estate che penetra e invade la scena. Monte Trocchio domina il panorama in lontananza.

La musica si diffonde naturalmente, senza bisogno di amplificazione, quando gli orchestrali si dispongono nell’area chiamata proprio ‘orchestra’, ai piedi della gradinata.

È la antica saggezza greca, poi presa dai romani, di sfruttare l’acustica naturale delle conchiglie, dei gusci e di particolari versanti della montagna. Le onde acustiche si riflettono e anche le persone sedute sulla fila più in alto possono ascoltare perfettamente suoni e parole.

La musica classica ha un fascino particolare quando è senza amplificazione. Il violino e gli altri strumenti a corda hanno il sapore del legno e si fondono con il paesaggio. Le voci di presentazione dei brani e gli aneddoti sulla storia della musica sembrano raccontati da amici.

L’orchestra da Camera di Frosinone è perfetta e la sintonia fra i musicisti rende speciale l’evento dedicato a Vivaldi e Rossini. Le storie raccontate dal maestro Maurizio Turriziani scaldano le emozioni. Tutti eccezionali: i violini di Loreto Gismondi e Demi Laino, il violoncello di Donato Cedrone, la chitarra di Alessandro Menci e il contrabbasso di Maurizio Turriziani.

Mentre si aspettano i musicisti, la mente va naturalmente al passato. Era questo lo stesso panorama che vedevano i notabili di Cassino? Gli stessi profili delle montagne e del valico che porta al mare, a Formia?

Il teatro romano di Cassino ha una storia veramente originale e la sua fortuna è quella di essere stato dimenticato nel medioevo e riscoperto solo nel 1936. Altri teatri sono stati occupati da case e palazzi e si sono persi, basta pensare al teatro Marcello a Roma, a Palestrina o a Terracina. Qui è tutto godibile anche se non nelle forme originarie.

I restauri lo hanno reso di nuovo godibile per spettacoli e manifestazioni anche con la costruzione di un nuovo ampio palcoscenico per balletti e spettacoli più grandi. Accoglie 3.000 persone che si sistemato sugli spalti servendosi di 5 scalinate.

Forse il teatro aveva ancora altre gradinate e un tempietto finale, come quello di Palestrina o di Pompei. Si può dedurre dal modo in cui terminano oggi le attuali gradinate. Ma l’ultima guerra ha fatto i suoi disastri e molte strutture sono andate perse.

In quello attuale si riconoscono i posti dei notabili vicino la scena e si può comprendere la divisione in classi sociali. Nell’area accanto al teatro, alcuni resti di intonaco colorato lasciano immaginare quanto più articolata fosse la sua forma originaria.

I romani usavano scene fisse con una struttura in muratura ricca di nicchie, colonne e statue, fra cui quella di Ottaviano Augusto oggi al museo. Il teatro romano appariva quasi come un ‘luogo chiuso’, con una grande parete di fondo che poteva essere utilizzata anche per stendere un ‘velarium’, ossia un telone che proteggeva dal sole e veniva disteso fra la parete della scena e le ultime costruzioni sopra le gradinate.

Dobbiamo ricordare che molte manifestazioni si svolgevano sfruttando l’illuminazione del sole e non quella dei nostri fari elettrici.

La ‘dimenticanza’ del teatro per secoli può essere compresa se di pensa alla storia alquanto ‘movimentata’ di Cassino. Nel corso dei secoli la popolazione si è spostata in varie parti della pianura e della montagna a seconda delle varie invasioni che ha subito.

Cassino è attraversata dalla via Latina (oggi via Casilina) che collegava Roma con Capua e dalla strada che collegava l’Abruzzo con il mar Tirreno. Le grandi vie di comunicazione portano prosperità e ricchezza in tempo di pace, ma portano distruzione in tempo di guerra perché percorse dagli eserciti nemici.

Cassino viene fondata in un luogo perfetto, con acqua e campi fertili e una montagna di protezione dove viene costruita una acropoli con tanto di mura ciclopiche, proprio dove oggi si trova l’abbazia. Stiamo parlando di molti secoli prima di Cristo, forse 8 o chissà.

La bellezza della città attira i Sanniti eppoi i Romani, che impiegarono tre grandi guerre a sconfiggere questo popolo fiero e coraggioso. Cassino diventa sempre più importante, una ‘prefettura’, e nobili e ricchi vengono a vivere in questa città.

I romani vogliono strade, acquedotti, terme, teatri, intrattenimenti e spettacoli. Il teatro risale ai primi anni dell’impero di Augusto, circa il 27 DC. Poi, Ummidia Quadratilla, figlia di un console, fa costruire a sue spese l’anfiteatro e un tempio, dove è sepolta.

Oggi possiamo capire Ummidia Quadratilla e il suo desiderio di vivere a Cassino. Possiamo sentire le vibrazioni della storia in uno spettacolo al teatro romano di Cassino.

Il teatro romano dona una energia che non si trova facilmente in altre strutture. Il suo fascino è immutato e attuale.

 


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses