Uno spremuto troppo? Questa è l’ultima nota dolente del suonatore di armonica? Le banche forse sopravvivranno mentre le tradizioni muoiono. Qual è lo scopo della società umana? Qual è la vera sostenibilità? L’arte può salvare Il mondo?

 

Ci sono cinque scuole di armonica nella zona intorno ad Anagni. Massimo Carboni è la principale di queste. Lui crea musiche con l’armonica e insegna ai suoi 45 alunni da casa, dove anche progetta e produce una bella serie di armoniche con legni pregiati e celluloide. L’armonica è lo strumento tradizionale di questa regione, come i suoi cugini più grandi – le fisarmoniche – lo sono delle Marche.

Massimo è un uomo al bivio, un artigiano e un musicista, il cui lavoro ha sofferto per effetti combinati di una riduzione della clientela per la recessione (le persone hanno smesso di cantare?), e una orrenda pressione fiscale aumentata dai governi che si sono succeduti senza amore per la società, senza l’intelligenza di riconoscere il valore dei lavoratori, o la lungimiranza di vedere che, senza la piccola produzione artigianale, l’Italia come nazione e società morirà.

Due anni fa aveva iniziato a sentire il carico sulle sue spalle. A 40 anni di età aveva iniziato a cercare una via d’uscita, una nuova vita. Ha perso peso, si è messo in forma, ha studiato, e ha creato nuove opportunità di business. Il governo italiano non è stato al suo fianco e nemmeno lo ha lasciato in pace. E Massimo ha imparato che l’armonica può essere un amore che condivide con altri musicisti, forse una fonte di piacere (o leggero tormento) sulla metropolitana, può essere un invito a cantare in un ristorante, ma per il governo ogni armonica crea valore solo per essere un motivo per spremere ancora tasse, una nota stonata in sintonia con l’umanità.

Massimo Carboni è, come molti veri italiani che hanno lavorato per creare una società sostenibile, uno ancorato ad una azienda familiare che produce qualcosa di speciale che gli altri desiderano, fino al suo ultimo respiro di creatività artigianale. La risposta a tutti quegli artigiani che vorrebbero buttare via gli strumenti, gettare la spugna ed emigrare non lascerebbe all’Italia nessuna chance per il futuro. Così per Massimo e per tutti quegli italiani molto importanti, quelli che creano la ricchezza sociale della nazione, cosa possiamo fare?

Il primo passo è la psicologia. Portare le persone insieme su un terreno di incontro comune dove ognuno ha qualcosa di unico da offrire e dove tutti possono incontrare i pochi che, come molecole di acqua che lasciano il mare verso il cielo, fuggono dall’oceano buio della disperazione fiscale.

Questa comunità può essere un balsamo lenitivo che risveglia il desiderio, la risoluzione di non mollare mai. E ogni volta che alcuni sono riuniti, molti di più saranno attratti dal ‘marchio’. In questo modo il singolo artigiano imprenditore, apparentemente intrappolato in un ‘vortice polare’ riesce a trovare il calore per fuggire e raggiungere non solo un mercato regionale ma la gioia di un riconoscimento internazionale – il rinascimento individuale.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine