Nik Spatari and his open museum Geco

L’arte onirica di Nik Spatari

Audace, sfacciato, colorato, unico, armonico, vario sono solo alcuni degli aggettivi che vengono in mente per descrivere l’architettura e le opere di Nik Spatari fondatore, insieme alla sua compagna Hiske Maas, del più grande museo a cielo aperto d’Italia: il Museo Santa Barbara MUSABA .

Ma prima di raccontarvi le sua immensa opera seguitemi nel conoscere la sua entusiasmante vita. Nicodemo Spatari, in arte Nik, nasce il 16 aprile 1929 a Mammola, sperduto paese aspromontano in provincia di Reggio Calabria. Questa terra, in cui sono passati tutti, etruschi, greci e romani, sarà il punto di partenza ma soprattutto di ritorno dell’esperienza artistica di Spatari.

Spatari a vent’anni sente il bisogno di conoscere gli ambienti cosmopoliti europei così lascia la sua amata Calabria e incomincia ad attraversare tutta l’Europa. Vive a Parigi e Losanna, centri nevralgici dell’arte dove farà la conoscenza degli artisti più influenti della metà del ‘900. Come ci racconta lui stesso:

“L’amicizia e l’esperienza che mi legava ai grandi del momento dai miei lontani e densi anni parigini: Picasso, Cocteau, Marx Ernst, Le Corbusier, mi permise anche di consultare gli archivi della Sorbonne. Vi scoprii quanto desideravo: la vera individualità, l’humus e cultura della mia terra natia, che era detta Italia e non Calabria”.

Architettura e scultura onirica

Tutte le sue opere appaiono come modellate da mani gigantesche. Le architetture sembrano il frutto dall’elaborazione di forme straordinarie, imprevedibili e oniriche. Sono realizzate utilizzando i più diversi materiali: mattone, pietra locale, ceramica, vetro, legno. La sensazione è quella di penetrare in un ambiente favoloso dalle continue ed eccitanti sorprese. Un parco che va fisicamente vissuto e materialmente toccato: è un’esperienza che scandaglia i sentimenti, che coinvolge l’anima e il corpo.

Architettura organica scaturita dalla fantasia e dai bisogni interiori di Nik Spatari, trova un linguaggio non usuale dove intuito e fantasia si intrecciano con la ragione. Si percepisce una religiosità diretta, una devozione per la natura e un ardente amore per la sua terra.

Musaba

Possiamo dire che Spatari ha fatto di Mammola la sua terra promessa. In più di 40 anni da una “terra di nessuno” ha creato un paradiso artistico costruendo il Parco Museo Santa Barbara, Musaba. Nel 1969 l’ambiente era degradato e violento, un luogo abbandonato. Sono stati necessari numerosi interventi di recupero per preservare la storia e le testimonianze del passato, e per collegarle al presente e al contemporaneo.

Il Parco MUSABA si estende su 7 ettari. Percorrendolo si incontrano le opere monumentali site-specific, il recupero e gli interventi architettonici dell’ex stazione della ferrovia Calabra-Lucana, la costruzione della foresteria e la nuova alla annessa al museo la “Rosa dei Venti”.

Spatari preferisce definire Musaba più che un museo un cantiere-laboratorio che non finirà mai, come non finisce la luce, la fantasia, il vento, l’arte. Con le sue opere ha esaltato le possibilità espressive delle lavorazioni artigianali. Qui gli allievi possono imparare attraverso la pratica, e Spatari rimprovera bonariamente alle nuove generazione l’incapacità di saper fare mestieri manuali, come il capomastro o il carpentiere.

I simboli

Questo parco non è solo un luogo dove riscoprire la manualità, è una cura per l’anima: il tempo si dilata e si vive in un altro modo. Un’esperienza che tocca tutti e cinque i sensi. Spiritualità e misticismo permeano le sue opere costellate di motivi simbolici complessi: simboli zodiacali e teologici.

La Bibbia è il grande libro di Spatari. L’ha letta e riletta, e rappresentata in migliaia di opere. Miti e leggende, divinità e popoli, peccato e salvezza, trasgressione e conversione. Una vicenda di uomini e donne che vivono l’avventura della vita superando mille ostacoli e vincendo mille battaglie.

La storia dell’uomo sono le piccole tessere del mosaico infinito raccontato da Spatari lungo le pareti della Foresteria di Musaba: dalla civiltà sumera fino alla resurrezione del Cristo, passando per il vecchio testamento. Certamente il mosaico monumentale più complesso e articolato dell’arte contemporanea italiana è il sogno di Giacobbe.

Il sogno di Giacobbe

Il Sogno di Giacobbe è un sogno lungo 14 metri, largo 6, alto 9. Si estende nell’abside e nella volta, dell’ex chiesa di Santa Barbara. Tutti lo conoscono come “la cappella sistina calabrese”.

La tecnica è una invenzione di Spatari: le figure sono ritagliate su fogli di legno, quindi dipinte e poi applicate come rilievi sospesi nell’aria. Leggeri aerei bassorilievi volanti. Giacobbe è l’uomo ossessionato dal doppio: il suo gemello, le due mogli, le due serve, le due patrie, le due terre. Giacobbe è Nik e Nik è Giacobbe.

“Giacobbe è l’uomo a me simile. Per sognare, vagare negli spazi dell’imprevedibile, alla ricerca del se e del mondo che ci circonda; l’amore, la lotta, il domani, l’infinito immaginario”.

Dostoevskij diceva che “La bellezza salverà il mondo”. Di certo Nik Spatari ha salvato la bellezza e la cultura Calabrese.