Alcuni potrebbero dire che devi essere morto per essere mostrato in un museo, ma per tutti i giocatori di rugby che condividono i campi e tornei di rugby del mondo, c’è una nuova vita: il Museo del Rugby – Fango e Sudore.

La descrizione non può essere elegante ma è appropriata e i giocatori di rugby, ovunque si trovino, sono per sempre orgogliosi del moniker.

Martedì 10 novembre 2015 ha visto un raduno di appassionati di rugby e luminari sportivi per aprire formalmente il Museo del Rugby  a Colleferro, vicino Roma, ed ora trasferito ad Artena. Non è così sorprendente che questo museo sia nato qui in quanto questa zona ha visto la nascita del rugby in Italia nel 1920’2. Infatti Lazio ha vinto il primo campionato nel 1929 battendo l’Ambrosiana.

Il museo è ormai nella sua fase adolescenziale da quando Corrado Mattoccia ha iniziato la sua collezione di maglie da rugby e memorabilia. Tuttavia, questo giorno ha formalmente inaugurato una prestigiosa sede per questa raccolta in espansione, con il sostegno della città di Colleferro.

Ogni paese in cui si gioca Rugby è rappresentato nelle stanze e nelle sale di questo museo professionalmente organizzate. Ogni maglia e ogni articolo di memorabilia raccontano una storia che emozionano non solo gli aficionados del rugby.

In apertura di Giovanni Malagò, presidente della Federazione Olimpica Italiana e Pierluigi Sanna, il giovane ma vivace sindaco di Colleferro, ci hanno ricordato la tradizione olimpica di sportività e fatto riflettere sullo spirito del rugby. Energitismo collabora con il museo in un progetto di arte e sport .

Come Corrado ama ricordare ai visitatori, il rugby è uno sport di tre tempi, i primi due sono la competizione sul campo e il terzo è quello che gli australiani chiamano ‘mateship’ (cameratismo) negli spogliatoi e nelle feste dopo la partita. Il rugby è un gioco. I giocatori si rispettano reciprocamente. Non ci sono trucchi.

Tutti sono i benvenuti, i giocatori si scambiano le loro maglie e molti ora donano questi trofei al museo. Gli arbitri sono rispettati come una parte importante del gioco e raramente viene rivolta loro una brutta parola.

Quindi, senza dubbio, il Rugby è l’essenza dello spirito olimpico e, eventualmente, dovrebbe essere uno sport obbligatorio se la tradizione olimpica vuole sopravvivere all’avidità e alla corruzione. Il rispetto per tutti e il piacere nel promuovere la tradizione. Anche ora, mentre condividiamo i ricordi museali di uno dei più grandi “kiwi” (neozelandesi), Jonah Lomu.

La cerimonia di apertura ha visto la presenza e testimonianza di circa 40 studenti dai 3 ai 6 anni di una scuola locale. Il loro ingresso in ‘linea‘, con le bambine in grembiule rosa e i bambini in camice blu, ci ha sollevato dal fatto che la politica di genere non sia ancora arrivata a questo livello di istruzione.

Il rugby è un gioco che va oltre la politica e il potere come evidenziato dal famoso gioco dei Neath, e possiamo solo sperare che a questi bambini sia stato trasmesso lo spirito rugby e possano crescere in naturale ‘mateship’ godendo delle tradizione.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine