Papa Ormisda e Papa Silverio, insieme per sempre

Frosinone ha dato i natali a due papi che avevano un legame veramente speciale, papa Ormisda e papa Silverio: uno era il padre dell’altro. Ma non c’era peccato perché quando Ormisda ebbe suo figlio era solo un diacono.

Andiamo per gradi perché Silverio rivela sorprese: è uno dei nove papi ad aver rinunciato al pontificato (gli altri sono Ponziano, Benedetto XI, Gregorio VI, Gregorio XII, Clemente I, Giovanni XVIII, Celestino V, Benedetto XVI).

Papa Osmida era nato a Frosinone e si avvicina alla chiesa solo dopo essere stato sposato e aver avuto un figlio. È vicino a Papa Simmaco e lo aiuta a ricucire lo strappo dovuto allo scisma laurenziano.

In quel periodo il cuore politico non è più Roma ma Costantinopoli e gli imperatori mal digeriscono il crescente potere dei papi. Le dispute però non avvengono tanto sui campi di battaglia quanto su questioni filosofiche che sono relative alla gestione del potere.

In quel periodo, Osmida sale al pontificato nel 514, il problema era la divisione fra potere temporale e potere spirituale e questo si rifletteva nella disputa sulla doppia anima di Cristo. Era una persona con una doppia identità, umana e divina, ma aveva anche una doppia volontà?

Per la chiesa romana esisteva una sola volontà (il potere della chiesa) per l’imperatore che appoggiava la chiesa ortodossa esistevano due volontà (papa e imperatore che agivano su piani diversi).

In un primo momento Ormisda riuscì nel compito di riconciliare le chiese e i rapporti con Costantinopoli, soprattutto quando venne eletto Giustino I che era un fervente cristiano. Nel suo pontificato riuscì a smorzare ogni altro tentativo di polemica ed ebbe buoni rapporti con i nuovi governanti ostrogoti in Italia e vandali in Africa.

Silverio era probabilmente nato a Ceccano ed era diventato suddiacono della Campania, un grado che non si usa più ma che rappresentava il primo grado verso il sacerdozio. Divenne papa nel 536 con molte polemiche perché l’imperatrice Teodora voleva un diacono vicino alle tesi della supremazia dell’impero e il compromesso venne trovato proprio su Silverio.

Ma la sua vita non è stata facile e le lotte fra papato e impero assunsero livelli problematici da gestire. I vari conquistatori che si erano spartiti l’impero romano si facevano la guerra fra loro usando sempre il papa come una pedina del gioco del potere.

Roma si trovò devastata da Goti e Bizantini mentre l’imperatrice Teodora combatteva la sua battaglia personale contro Papa Silverio. Teodora aveva ambizioni di recuperare il potere su Roma ma la crescita della figura religiosa del papa lo impediva. Sotto il problema della doppia natura di Cristo (umana e divina) si celava la lotta fra papato e impero che non cesserà fino all’unità d’Italia.

Teodora alla fine riuscì ad accusare papa Silverio di complicità con i Goti e il papa fu costretto a dimettersi e ad andare in esilio prima in Turchia eppoi nell’isola di Palmarola, parte del meraviglioso arcipelago laziale. Qui è sepolto ed è venerato come patrono dell’isola di Ponza.

Insieme a suo padre Ormisda, San Silverio e patrono di Frosinone e i due sono così uniti per sempre.