C’è una modernità assoluta nel concetto di ‘cantina sociale’ che si può percepire a pieno quando si visita una di queste cantine gestite con l’amore e la competenza con cui si gestisce un bene comune.

Questo è quello che è successo alla Cantina Sociale di Piglio quando ha finalmente deciso di aprirsi anche al pubblico esterno in cerca di creare nuovi network e di trovare nuove opportunità per tutto il territorio.

Ma andiamo con ordine.

Se la parola ‘cantina sociale’ appartiene al passato, la parola sharing economy ci fa pensare ai giovani e ad uno stile di vita che forse tutti dovremo applicare sia per risparmiare risorse ed energie che per rispettare l’ambiente.

Una guarda al passato e una al futuro eppure la loro essenza è la stessa.

Così la parola ‘cantina sociale’ richiama una stagione in cui si puntava l’attenzione sul sociale dimenticando magari di curare gli aspetti manageriali e di competenze. La parola ‘sharing economy’ richiama uno stile di vita giovane ed etico ma anche una attenzione manageriale alla sostenibilità.

Eppure alla prova dei fatti i due modi di operare sono gli stessi.

Le cantine sociali sono nate negli anni ’60, quella di Piglio è nata ad esempio proprio nel 1960 dal desiderio di piccoli vignaioli di iniziare a produrre un vino sempre più di qualità. Il concetto era quello di mettersi insieme per poter crescere industrialmente e culturalmente tutti.

Se vuoi andare veloce cammina da solo, se vuoi andare lontano cammina in gruppo’ recita un proverbio africano.

Nel tempo molto dello spirito iniziale si è perso, sono nate cantine private di ottima qualità che hanno unito il turismo e l’esperienza turistica alla vinificazione e le cantine sociali sono rimaste sempre di più un centro di poter mal gestito. Ci si quasi vergognava a dire che si andava in cantina sociale.

La ‘sharing economy’ nasce invece di recente, dopo l’ubriacatura della industrializzazione di massa e quando si è capito che la logica del profitto sopra ogni cosa porta al successo di pochi ma alla rovina del mondo. Quando ci siamo accorti di aver creato un nuovo continente di plastica negli oceani e non sappiamo tornare indietro.

Anzi non possiamo tornare indietro se non cambiamo, non possiamo risolvere il problema usando gli stessi mezzi che lo hanno causato.

Allora si deve cambiare modello socio-economico e provare a distribuire vantaggi secondo una logica che non segue i postulati di Von Neuman, sulla massimizzazione dei profitti e sul comportamento economico delle persone, ma segue il buon senso del ‘bene comune’.

Poi, a pensarci bene, anche Elinor Olstrom nel 2009 ha preso un premio Nobel per i suoi studi sul ‘bene comune’ (ed è stata la prima e unica donna a riceverlo in economia).

Quindi abbiamo uno scontro fra premi Nobel ma i veri giudici siamo noi che scegliamo come comportarci ogni giorno e guardiamo gli effetti sul pianeta e sulla nostra comunità delle nostre azioni.

Cercando di porre rimedio a questi effetti quindi, si torna alla sharing-condivisione ma si aggiunge la parola economy-economia per sottolineare che le cose condivise vanno gestite con professionalità e non con approssimazione. Che non c’è solo il desiderio di un mondo migliore ma il pragmatismo nel perseguire passo dopo passo questo cammino.

La sharing economy è pensata e applicata da giovani preparati, da nuovi professionisti che vivono un mondo totalmente diverso dal passato. Sono persone che la scelgono in modo consapevole e per questo il loro approccio è proattivo e non di attesa.

Ovviamente questo approccio è favorito dalla digitalizzazione dell’economia, da internet, dai social networks, dalle app e da altra tecnologia. Un comportamento che poi si è esteso a tutte le generazioni.

Ma torniamo alla cantina sociale e alle nuove esperienze positive che nascono dal ricongiungimento di passato e futuro. Uno dei casi più interessanti è quello della Cantina Sociale di Piglio che inaugura una stagione nuova all’insegna del ‘Cesanese Lifestyle’.

Piglio è uno dei centri dove si produce il famoso Cesanese del Piglio DOCG, uno dei vini rossi migliori in Italia la cui qualità migliora di anno in anno. Se da una parte il vino ha raggiunto delle eccellenze riconosciute dai molti premi vinti dai produttori, il territorio non ha una sua identità ben definita e per questo non è ancora diventato una vera meta del turismo enogastronomico.

Bisognava dare una identità moderna ma collegata alla tradizione, che richiamasse il vino ma che allargasse l’esperienza ad uno stile di vita. Ed allora la Cantina Sociale in modo moderno ha lanciato una serie di iniziative che coniugano arte, cibo e territori.

Una mostra di pittura con un gruppo di artisti del territorio e una serie di manifestazioni sulle eccellenze gastronomiche del territorio coinvolgendo Slow Food Territori del Cesanese e i protagonisti di queste eccellenze.

Conferenze e degustazioni in cantina con maestri pasticceri, produttori di vino del territorio, artisti, story teller dei borghi, musicisti, …. Visite guidate per spiegare come funzionano gli impianti di produzione del vino, in ambienti ben curati e professionali, e alla bottaia dove ci si emoziona alla vista delle grandi botti che custodiscono tanto buon vino.

La cantina sociale allora diventa il cuore della sharing economy locale: uno dei simboli del successo è forse proprio l’opportunità data a molti giovani non solo di iniziare a produrre vino (l’anno scorso è stato il caso di un nuovo produttore di 24 anni che ha conferito le sue uve per produrre il suo vino) ma anche l’opportunità di essere subito inserito nel centro della promozione del territorio.

Nel centro del Cesanese Lifestyle!


Claudia Bettiol

IT
Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses