I giorni della merla sono alle spalle, un’antica legenda racconta che i merli al principio erano bianchi candidi e gennaio si divertiva a far piovere e nevicare ogni volta che la merla usciva dal nido. Allora la merla si rifugiò in un camino pieno di cenere e da li divenne nera.

La tradizione è stata rispettata, il freddo e la neve sono regolarmente arrivati in tutta Italia con temperature imbarazzanti anche per il mio cappotto. Ma per fortuna ci sono altri modi in cui ci si scalda e si ristabiliscono equilibri corporei accettabili.

Nonna Rosa, la mia Ciociara DOC faceva il brodo, una grande arma contro il freddo. Ma anche uno dei piatti di cui non si butta niente e con il bollito faceva le polpette. Polpette strepitose semplicissime. Perché gli ingredienti erano giusti e Nonna Rosa era Nonna Rosa.

La storia delle polpette è antica come l’uomo: alcuni dicono siano di origine persiana, araba, armena. Quasi tutti propendono per l’origine persiana dove le Kofta (odierne polpette) derivano dall’antico koofteh (carne tritata).

Apicio, gastronomo e cuoco del I-II secolo grazie ai cui libri conosciamo la cucina di Roma, ci racconta che si preparavano usando mirto e garum, il famoso condimento a base di interiora di pesce e pesce salato: una combinazione che ancora oggi ci lascia dubbiosi.

Comunque quando gli arabi conquistano i persiani, si innamorano delle polpette e le diffondono in Spagna e in tutta Europa e in Italia (nella versione senza garum che nel frattempo non c’era più l’impero romano).

Una cosa mi lascia perplesso: come hanno fatto a diffondersi in tutto il mondo. Dal Giappone alla Cina, al Vietnam fino ad ogni stato: ogni cultura ha le sue polpette e le trovi ovunque vai. Non sarà che le polpette sono nella genetica dell’uomo? Fanno parte del suo DNA?

Per me sono patrimonio dell’umanità.

Ricetta delle polpette di nonna Rosa

La prima cosa è il bollito il giorno prima, ma questa è un’altra ricetta, perché è proprio dalla carne bollita di prima scelta che inizia questa ricetta.

Il secondo passaggio è quello di tritare la carne aggiungendo la mollica del pane raffermo, un po’ di parmigiano, 1 uovo, pochissimo aglio, sale e prezzemolo. Anche il pane è quindi qualcosa da riutilizzare per non buttarlo e sprecare del cibo santo. Il pane viene benedetto ad ogni messa e regalato in chiesa in giornate particolari come Sant’Antonio.

Da questo impasto facciamo delle palle di media dimensione e schiacciamole leggermente. Anche l’Artusi suggerisce di renderle meno tonde per favorire la cottura.

Passiamo le polpette prima nell’uovo e poi nel pangrattato. Friggiamo!

Accompagnatele con una verdura ripassata di stagione. Ma il vero abbinamento è un’insalata di campo all’aceto, quello vero. Il balsamico lasciatelo alle fragole, questo è un piatto tosto.

Nel bicchiere avevo un Trebbiano, ma una birra Pilsner tradizionale non stona.


Dario Magno

ITA

Semplice spadellatore casalingo, fin da bambino sono stato affascinato dall’odore dei banchi del mercato al mattino presto: sono fonte di ispirazione. Il piatto che porto a tavola la domenica è frutto di un immersione nei colori e negli odori di quella magica ‘scatola’ del mercato rionale. L’occhio e la gola vanno quasi esclusivamente sui prodotti locali che miscelo quasi di getto, non progetto nulla. Odio chi dice io l’avrei fatto così: fallo e non rompere!
Ci sono pizzicaroli (romanesco) che sono più bravi di psicoterapeuta, li amo.
In ogni posto che vado porto a casa qualcosa un formaggio, un salume e un vino.
Vino, croce della mia passione. Non toglietemi i vermentini liguri!
Una scuola professionale alle spalle in viticultura mai sfruttata che però forse un segno me lo ha lasciato.