La storia di San Magno, immortalata nella cripta di Anagni

Pochi santi hanno l’onore di essere omaggiati come San Magno al quale è dedicato uno dei cicli pittorici più emozionanti del medioevo nella cripta di Anagni.

Ma come è possibile tanta devozione e tanto amore per un santo che ha vissuto nel secondo secolo dopo Cristo? Come è possibile che la devozione sia continuata tutti questi secoli?

San Magno era un pugliese, nato a Trani, che finisce la sua vita in Ciociaria dove si impegna a diffondere il cristianesimo nella Prima Regio Campania, come allora erano chiamati questi territori del basso Lazio. Muore poi in Ciociaria a Ceccano il 19 agosto 251, e questo è il giorno in cui si festeggia in tutto il mondo.

Per molti aspetti la sua vita segue quella delle tradizionali storie di santi martiri. Da giovane si converte al cristianesimo e diventa vescovo di Trani da cui deve poi scappare per le persecuzioni. Si incammina lungo la via Appia e per qualche ragione si ritrova ad Anagni in Ciociaria giusto in tempo per battezzare Santa Secondina.

Ma la sua storia si sviluppa lungo l’Appia e i soldati dell’imperatore Decio lo inseguono a Fondi e lo trovano in una grotta dei monti Ausoni. I soldati cercano di riconvertirlo al paganesimo e lo spingono ad adorare gli dei e gli danno un ultimatum di tre giorni.

Ma quando i soldati tornano alla grotta lo trovano morto vicino l’altare. Allora prendono il corpo e lo portano a Ceccano, che allora si chiamava Fabreteria Vetus ed era una florida cittadina, e il 19 agosto lo decapitano.

Ma la storia non finisce qui perché la parte più interessante che porterà alla costruzione e agli affreschi della famosissima cripta della Cattedrale di Anagni avviene qualche secolo dopo.

Dopo la sua morte, il corpo e la testa vengono portati a Veroli nella Basilica di Santa Salome, una delle tre Maria testimone della Resurrezione e il cui corpo è stato seppellito proprio a Veroli. Con Santa Salome e San Magno, la cui reliquia valeva molto in quanto era stato vescovo di Trani (esiste una gerarchia anche per le reliquie), Veroli era diventata un centro cristiano di primaria importanza.

Nel IX secolo tutto il basso Lazio è stato terreno di predazione da parte dei Saraceni che arrivarono fino a Veroli e decisero di riparare i loro cavalli proprio nella basilica e precisamente nella cripta dove si trovava il corpo di San Magno.

La mattina dopo il loro arrivo trovarono tutti i cavalli morti e attribuirono la loro morte ad un maleficio di San Magno per cui decisero di sbarazzarsi del corpo del santo. Ma sapendo della sua popolarità decisero di guadagnarci qualcosa e di venderlo.

Si fecero avanti gli Anagnini che furono disposti a pagarlo a peso d’oro pur di averlo.

Gli dedicarono la migliore parte della cripta della cattedrale che decorarono con affreschi che narrano la sua storia. Molto onore anche perché la leggenda narra che San Magno apparve più volte in sogno al vescovo Pietro di Salerno, l’artefice della cattedrale, per esortarlo a completare la costruzione.

Intanto nei luoghi del martirio è stato costruito il Monastero di San Magno, a metà strada fra Monte San Biagio e Fondi, che per secoli ha ospitato pellegrini e persone in cerca di un ritiro spirituale che portasse loro la pace.

San Magno è venerato in diversi paesi del Lazio e oltre ad Anagni è il patrono di Colle San Magno e di Cittaducale, in tutti i paesi è festeggiato il 19 agosto.

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