I Barberini, originari di Barberino Val d’Elsa in Toscana, sono stati un’influente famiglia principesca e papale italiana che hanno avuto un importante ruolo nella trasformazione artistica di Roma e delle città vicine. Sono stati promotori della cultura, grandi mecenati e protettori delle arti, circondandosi di grandi artisti come Bernini, Borromini, Pietro da Cortona.

L’apice della loro potenza è stato raggiunto nel 1623 con l’ascesa al soglio pontificio di Maffeo Barberini, Papa Urbano VIII, che agevolò la carriera di molti membri della sua famiglia, nominando, tra gli altri suo nipote Taddeo Borromini come Principe di Palestrina. E’ proprio in questo periodo che la famiglia Barberini inizia ad avere notevole rilevanza all’interno della comunità di Palestrina.

Nei primi anni del 1100 Palestrina era diventata un feudo della potente famiglia Colonna a cui rimase legata fino al XVII secolo quando la città passò ai Barberini. Il legame trai Barberini e Palestrina si interruppe solo con la seconda guerra mondiale.

Ma la storia più intrigane è quella di Palazzo Colonna Barberini dalle stranissime forme curvilinee perché edificato sulla parte alta del Tempio della Fortuna Primigena, che risale al II secolo a.C.. In realtà la costruzione era stata iniziata dalla famiglia Colonna intorno alla metà dell’XI secolo, riutilizzando proprio le strutture superiori del Santuario che terminava con un teatro e un portico sostenuto da eleganti colonne.

Nel 1298, il primo palazzo venne distrutto insieme alla città dopo l’assedio di Papa Bonifacio VIII in conflitto con i Colonna che si erano opposti alla sua elezione. Bonifacio VIII era il potente papa passato alla storia per lo schiaffo di Anagni.

Successivamente il palazzo è stato ricostruito insieme alla città, per poi essere di nuovo distrutto nel 1437 dal Cardinale Vitelleschi per ordine di Papa Eugenio IV. Ottenuto il permesso dal suo successore, papa Niccolò V, il Palazzo venne nuovamente ricostruito da Francesco Colonna al quale si deve il pozzo antistante la facciata e la chiusura del colonnato che sormontava l’antico teatro.

Nel 1630 il palazzo e la città di Palestrina furono ceduti dai Colonna a Carlo Barberini, fratello di Papa Urbano VIII. Taddeo Barberini, figlio di Carlo, modificò il palazzo nelle forme attuali e il cardinale Francesco volle collocarvi il noto Mosaico del Nilo nel 1640.

Palestrina - Museo della Dea Fortuna - Mosaico del Nilo

Mosaico del Nilo

Il palazzo è totalmente inserito nella antica struttura romana e, forse, proprio questo suo uso delle precedenti forme del tempio, ci ha permesso di capire l’architettura originaria. Nella sua facciata si riconoscono le colonne del porticato e la scalinata di accesso ha le forme del teatro romano.

Ovunque classicità romana, barocco e la modernità delle strutture del Museo Nazionale si fondono con grazia lasciando al visitatore il piacere della scoperta dei dettagli che ogni tanto emergono qui e li.

Dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, che fece scoprire a tutti il tempio romano che era stato totalmente nascosto dalle case e di cui si era persa la forma e la magnificenza, il palazzo venne acquistato dallo Stato nel 1956 e oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale Prenestino.