L’eroe che combatte per salvare la Pecora Quadricorna

Sapevate che esiste la Pecora Quadricorna? E conoscete l’Asino dei Lepini? e le galline di razza Ancona?

Sono sicura che molti non hanno mai sentito parlare di questi animali in via di estinzione e pochi conoscono Roberto Dalia che ha fatto del salvataggio di queste specie la missione della sua vita.

Andiamo per ordini e partiamo dalla storia di Roberto che lavora in banca ma dedica tutto il suo tempo libero alla preservazione di queste specie. Il suo amore per gli animali inizia a manifestarsi presto con un incubatore per uova di galline che gli viene regalato a 14 anni.

La sua famiglia ha molte sfumature e un suo nonno è nato a Casablanca da genitori siciliani, un’altra nonna è albanese ma sua madre è dello splendido borgo di Monte San Giovanni Campano ed è li che Roberto vive in campagna.

Crescendo si innamora dei cavalli e per 14 anni alleva cavalli italiani da salto a ostacoli fino a che trova un crescente contrasto fra il suo amore e la cupidigia di chi tratta con poca cura l’animale che viene visto solo come una macchina che deve vincere competizioni.

Poi un giorno accade una cosa stranissima:

‘ero a Picinisco e guardava un libro sulla pastorizia, ero molto distratto fino all’ultima pagina quando trovo una foto di una pecora con quattro corna e, in un certo senso, mi innamoro incuriosito di conoscere di più di questo animale’.

Lo trova nell’elenco dell’Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio, fra le specie considerate estinte, ossia quando ci sono meno di 100 esemplari. Visto che il libro riguardava Picinisco inizia la sua ricerca proprio in questo paese arroccato su una montagna nel versante laziale del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.

Contemporaneamente trova il veterinario Cesare Veloccia che aveva curato la ricerca e la catalogazione delle razze autoctone per conto dell’Arsial. In quel periodo alcuni studiosi erano addirittura convinti che si trattasse di una mutazione genetica.

Roberto va dai macellai di Picinisco e uno di loro, che ne aveva macellate molte, si sente quasi in colpa di aver contribuito alla sua messa in pericolo e mi porta da un pastore che ancora ne aveva qualcuna.

La storia di questo animale è particolare e la ricostruisco grazie ad un libro della Hoepli del 1905 che la descrive come ‘Ovino di Siria’, attestando in questo modo le origini medio-orientali, molto diffuso nell’Appennino centrale.

La storia della pastorizia in queste aree ha subito grandi cambiamenti dopo la seconda guerra mondiale. Ricordiamo che la Linea Gustav, il fronte di difesa tedesco contro l’avanzata degli alleati, passava proprio in questi territori. I bombardamenti, la distruzione e la guerra hanno portato grande povertà e una forte emigrazione all’estero dopo la fine del conflitto.

Altri pastori hanno invece lasciato le greggi per andare a lavorare nelle grandi fabbriche e questo abbandono ha scardinato sistemi socio-economici che si erano retti per secoli, forse per millenni.

La fortuna della Valle di Comino è stata il suo isolamento e questo ha permesso a paesi come Picinisco di conservare alcune tradizioni e lavori tradizionali come quello della pastorizia. Non a caso oggi Picinisco è molto conosciuta per il suo Pecorino di Picinisco DOP e per manifestazioni come Pastorizia in Festival che uniscono cultura, enogastronomia, esperienze all’aperto e musica.

Nel 2011 Roberto riesce ad avere il suo primo Maschio chiamato Quattro, poi 18 mesi dopo la sua prima femmina ed infine 6 mesi dopo i suoi primi agnellini.

Trovano dei resoconti di viaggio del 1400 di Niccolò Frescobaldi in Terrasanta in cui scrive 4-5 righe che riguardano la pecora quadricorna: “intorno a Il Cairo ho visto pecore con 4 corna e una coda così grassa che la usano come noi usiamo il porco”. Forse questa coda serviva a queste pecore nel deserto per immagazzinare energie come le gobbe del cammello e le pecore Damaria con la coda grande.

Oggi ci sono circa 30 esemplari conosciuti e monitorati costantemente. Quelli di Dario sono in forma e sono nutriti con amore e con prodotti di prima classe come quelli che gli regalano gli amici della Cooperativa Terre Sane che produce grani antichi in un modo che supera il biologico, senza uso di null’altro che non sia prodotto naturalmente. A Ripi, Atina, Esperia … recupera terreni abbandonati per tornare a piantare il grano per produrre una delle migliori paste che si possano gustare.

Il sogno di Roberto? Avere 100 animali e dichiarare ‘non estinta’ la pecora quadricorna, poi iniziare a produrre formaggio dal latte di questa pecora. Ci assicura che è qualcosa di speciale… noi ci saremo alle prossime prove!

Guida di Picinisco

Le origini di Picinisco sono molto antiche e si possono trovare tracce di mura poligonali. L’area era abitata dai sanniti […]