Bachi da seta e fili d’argento

Quando si entra in Esapolis, il museo degli insetti (e di altre bestioline fastidiose), per prima cosa siete avvicinati da una coppia di gloriose, grandi, verde brillante ‘mantide religiose’ messe al sicuro in una teca con un camaleonte e notate che questi insetti, bachi da seta inclusi, sono poco minacciosi per gli esseri umani.

In realtà, anche lo scorpione gigante dalla Thailandia in un’altra vetrina di fronte, non è così velenoso come la sua dimensione implicherebbe. Non lontano troverete vetrine con centinaia di vasi di vetro simili, contenenti tutte le fasi del ciclo dei bachi da seta, dalle uova, al baco e al bozzolo fino alla falena, con particolare enfasi sui bozzoli di seta grezza, dal bianco all’oro pallido, alcuni addirittura blu e rosa tenue risultanti da esperimenti falliti di colorare la seta naturale tingendo le foglie.

Vi chiederete perché questo particolare colto istituto sia a Padova convinti che la storia risalga ai giorni della fondazione dell’industria della seta a Venezia con i bachi provenienti dalla Cina. Ma, apprendiamo da Silvia Cappellozzi che dopo una pestilenza massiccia iniziata in Francia che aveva distrutto gran parte dell’industria europea del baco da seta nel 1850, il governo francese aveva invitato Louis Pasteur a trovare una soluzione. Aveva scoperto che un fungo era entrato nel ciclo d’allevamento ed ormai ogni nuovo gruppo di uova era già stato infettato.

A quel punto c’erano due università in Italia che studiavano gli insetti, in particolare i bachi da seta, ed erano Padova e Bologna (entrambe relativamente vicine ai tradizionali centri industriali della seta d’Italia nel Veneto). Nel 1871, il Re d’Italia istituì un istituto Reale a Padova (CRA) per studiare le fasi della vita dei bachi da seta e per contrastare le malattie che riducono la produzione.

Esapolis è il museo creato all’interno del CRA, dove il gruppo di ricerca guidato da Silvia Cappellozzi cura amorevolmente i suoi vermi, insetti, falene e farfalle, ma soprattutto i suoi amati bachi da seta.

Curiosamente, la storia dell’istituto registra non solo l’introduzione e l’incrocio di bachi provenienti da altre regioni, ma anche la scoperta di ‘seta artificiale’ che è quella che chiamano ‘nylon’. Questo richiama alla mente il confronto fra le corde musicali realizzate con il budello di pecora e quelle realizzate in nylon, dove la meraviglia della musica dipende dall’uso del materiale naturale. In modo analogo l’istinto ci dice che la seta naturale fornisce un tessuto superiore e più soffice rispetto a quello del suo cugino artificiale.

L’istituto ospita ampie stanze piene di vassoi su ciascuno dei quali questa massa lentamente pulsante di migliaia di bachi da seta passa il tempo nella macellazione rituale del gelso, consumando le verdi foglie fresche (raccolte dai 500 o più alberi di gelso nel frutteto) e convertendo questa bellezza in decine di migliaia di palline nere di ‘cacca’ di verme.

Ogni giorno, quando l’ ammasso di foglie è stato divorato, una rete a maglia viene messa sulla parte superiore della massa di bachi da seta con nuove foglie fresche e i bachi si dirigono verso l’alto per attaccare il nuovo pasto. I fortunati ricercatori  e i curatori dei bachi possono poi smaltire i rifiuti alla base di un albero nel frutteto.

Cerco di conoscere il destino dei milioni di farfalle provenienti dai bozzoli preziosi, e scopro che c’è una popolazione di uccelli (che vive sugli alberi di gelso?) a cui ogni giorno è reso più emozionante dal rilascio dell’ultima partita di ridondanti falene.

Sostenibilità nell’eccellenza. Tu mi dai da mangiare, mi fai crescere e io sono il tuo cibo.