Le storia di Alfio Terroni è intrigante quanto le sue borse in pelle artigianali dallo stile “Hippy”. Alfio Terroni ha iniziato a lavorare la pelle e a realizzare borse quando era un “figlio dei fiori” e viveva in una comunità hippy in tenda sulle spiagge di Jesolo.

Al mattino producevano cinture, fermacapelli, piccole borse molto lavorate e braccialetti in pelle e filo argentato. La sera li vendevano in piazza Aurora e in piazza Mazzini col tappeto in terra per finanziare la comunità. Quindi nessun vero maestro ma ognuno apportava conoscenza e la insegnava agli altri. Il risultato è stato una fusione di gusti e stili che, con gli anni, ha fatto poi nascere il mio stile speciale.

Alfio, ti definisci un artigiano? Cosa ha di speciale la tua arte?

Artigianato è una bella parola. E’ la sintesi di una vita di sperimenti passata ad apprendere con amore una lavorazione. Eppoi, quando ad una materia, anche povera, aggiungi testa, occhio e cuore, allora questa materia si trasforma in artigianato.

Per fare un oggetto bello serve tempo, questo è il vero valore aggiunto. Il vero artigiano non cerca mai la quantità, che non è nel suo pensiero, cerca invece la qualità, quasi unicità.

Come prepari le tue borse in pelle artigianali?

Uso solo le mani, una taglierina o un bisturi. Non uso macchinari né per tagliare né per cucire ma assemblo e cucio tutto con ago e filo. E tanto occhio. E tempo. Il tempo ti da modo di pensare, trasformare, cambiare, abbellire. Stupire.

Come è nata l’avventura a Palazzo Pitti?

Nel 2014 una commissione a Firenze ha visionato i prodotti di una sessantina di piccoli artigiani e giovani hobbisti che operano nel mondo della moda per organizzare una manifestazione collaterale a Palazzo Pitti. Ne hanno scelti tre: uno per le borse in pelle artigianali, uno per la sartoria, uno per i gioielli.

Ci hanno offerto uno stand gratuito. Abbiamo avuto come riconoscimento la visibilità e la pubblicità su televisioni nazionali e internazionali. Su riviste specializzate italiane ed estere. Questo mondo si alimenta con la visibilità e la pubblicità.

Che sogno hai per il futuro?

Fino agli anni ’70 i ragazzi umilmente andavano a bottega, imparavano il mestiere e condividevano il rapporto con una società di individui più grandi di loro: i loro maestri. La moderna legislazione non lo permette più. Quindi l’artigiano non assume più apprendisti, i maestri con l’età muoiono e i mestieri con loro.

Sogno che mia figlia con suo figlio proseguano con questa attività unica, senza concorrenza e appagante, la creazione di borse in pelle artigianali E che i nostri governanti si accorgano di quello che potenzialmente l’Italia può offrire e vendere nel mondo.