Sono Tiziana Paci, una scrittrice e disegnatrice professionista e insegno fashion design dagli anni ‘80, quando il computer non esisteva e tutto era fatto a mano sia a scuola sia in azienda.

Poi, dagli anni ’90, il computer ha invaso il mondo e tutti noi creativi e insegnanti ci siamo dovuti aggiornare sui vari software che accorciavano i tempi di lavoro in modo stupefacente, assolutamente inimmaginabile fino a quel momento. Ora nel mio lavoro alterno disegni manuali a elaborazioni al computer, e non potrebbe essere altrimenti. Come insegnante che deve preparare i futuri professionisti di moda mi chiedo invece, quando sia ora di passare dal disegno manuale a quello del computer e quanta preparazione classica al disegno sia necessaria.

Con il computer anche gli alunni meno dotati riescono a creare progetti semplici impossibili da fare a mano. Il computer colora, sfuma, taglia, incolla, deforma, compone, consente una marea di possibilità tecnico-artistiche in un tempo relativamente breve. In più, nelle aziende di settore, la maggior parte delle operazioni creative si svolge attraverso il suo uso. Magari lo avessi avuto ai miei tempi quando passavo a volte nottate intere a dipingere le fantasie di tessuti dell’ultima collezione. Ricordo ancora, un dipinto che feci per una ditta di moda, enorme quanto un tavolo, di una foresta tropicale con alberi, fiori, ruscelli, liane, cacciatori e animali di ogni genere.

Ma la scuola non è un’azienda e gli alunni non sono ancora dei professionisti, quindi?

I ragazzi ovviamente si fionderebbero sul computer, molto più affine ai loro tempi stretti e dai risultati quasi immediati. Come docente rifletto. Assisto da anni a un impoverimento nell’arte del disegno e nelle tecniche artistiche, ma anche al moltiplicarsi dei disturbi dell’attenzione e della concentrazione. Mi sembra che non ci sia più tempo per il fatto bene e a mano, la tecnologia attira tutto a sé come un enorme magnete e il suo fascino assoggetta.

La mia esperienza mi spinge ad affermare che è uno strumento al pari di altri, da utilizzare al momento opportuno e solo dopo l’acquisizione di tecniche manuali che ritengo insostituibili per la crescita individuale e una corretta formazione artistica. Una formazione che richiede tempi lunghi di apprendimento e pause precise di decantazione. L’idea non basta senza la cultura che si crea con il tempo e la riflessione.

E’ come togliere la grammatica alla scrittura e pensare che “tanto c’è il computer per farci diventare tutti sommi poeti”. O togliere lo strumento ai musicisti perché tanto c’è la musica digitale. Ma allora a che servono i Conservatori, i Licei artistici e le Accademie di Belle Arti?

Quindi assolutamente si al computer ma non subito. Che ne pensate?