Ci siamo incontrati con i creatori di D’Orica, Giampietro Zonta e Daniela al Vivaio della Rive in Zulgarno, ai margini delle colline che portano alle Prealpi appena ad ovest del Montegrappa. Apparentemente il pranzo della domenica era stato prenotato a circa 15 minuti di distanza. Quindi, dopo aver guidato in su e in giù, in circolo, dentro e fuori attraverso villaggi e boschi per 25 minuti su strade che fanno sembrare quelle della Toscana come la A1, siamo arrivati attraverso una anonima strada in una grande bella casa rustica.

Siamo stati accolti come i primi ospiti del pranzo domenicale da un uomo di una certa età che indossava un vestito casual con una camicia nera e un sorriso raggiante. È il suo agriturismo, ‘Ai Canifi’, dove tutto quello che si consuma è coltivato ed allevato. Odone Parison ha parlato a ciascuno di noi e, con una certa facilità, ha notato subito che il mio accento non avrebbe passato il livello 1 in Italiano.

‘Australiano?!’ e subito si è tuffato nel racconto di suo padre e dei tre fratelli che sono emigrati da questa regione traumatizzata dopo la Grande Guerra, quella ricordata del notevole memoriale sul Montegrappa. Ha raccontato la storia della costruzione del ponte di Sydney Harbour nel 1932 e del ritorno di suo padre in Italia una prima volta nel 1937, quando il suo denaro gli aveva dato grande ricchezza ma poveri consiglieri, e di una seconda volta alcuni anni dopo, quando lo stesso denaro lo aveva lasciato con poco da vivere. I ricordi dei consigli dell’avvocato sono duri a morire.

Sembra che non ci sia una sola persona nelle Prealpi venete, senza una storia australiana, è per questo che io sono attratto da questa bella regione?

Ci siamo seduti sulla veranda al calore che la tarda primavera dona prima della tempesta del pomeriggio, e presto al tavolo accanto sono arrivate due coppie. La prima vedeva un uomo di 90 anni e sua moglie con qualche anno di meno, la seconda comprendeva lui di 92 anni, che faceva l’occhiolino ed aveva movimenti spiritati, con una ‘fidanzata’ di una generazione più giovane.

Il pranzo di questa domenica è stato un banchetto fisso di sette, o forse più, portate di pietanze eleganti. Queste storie che scrivo non sono guide su ristoranti o critiche culinarie. E’ sufficiente dire che in questo tempo di asparagi, la cucina è andata orgogliosa di presentare antipasti caldi e freddi, risotto e pasta – perfettamente al dente. Per dare un compagno all’acqua abbiamo scelto un Refosco, sufficientemente morbido e non troppo forte con il sapore del legno. Il formaggio con la marmellata di asparagi è stato un gusto da ricordare e l’insalata con arance e noci era bilanciata alla perfezione. E questo non è per criticare quello che li aveva preceduti, che aveva lasciato i cinque di noi sbalorditi al tavolo.

Ho scelto Anatra in salsa di arance per il mio secondo e ho sostenuto la mia parte di una seconda bottiglia di Refosco. Frutta dall’orto e dolce fatto in casa hanno concluso il pasto dopo circa 3 ore da quando ci eravamo seduti e, prima di salutare, siamo stati benedetti con grappa e Pruno, un glorioso e sconosciuto liquore che deve il nome da un frutto oscuro, mentre gustavamo un po’ di ciliegie.

Ho avuto solo una riserva, e questa è che non ho una prenotazione per la prossima Domenica. Se si vuole rischiare di godere “appena troppo” di un pranzo della Domenica, bisogna chiamare Odone Parison “Ai Canifi” e unirsi a lui e alla sua squadra per un meraviglioso pomeriggio di buon cibo con giusto vino collegato. Portatevi solo la fotocamera delle vostre papille gustative.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine