Cosa succede nella nostra mente alla vista di un tagliere di polenta dorata e fumante? Come mai davanti ad una ciotola di ciliegie aumenta il nostro buonumore?

 

Certamente i nostri sensi gustativi anticipano i profumi e il gusto di ciò che stiamo per assaporare, ma anche la vista gioca un ruolo fondamentale mentre ci accostiamo al cibo.

E il perché è semplice: il fatto è che la nostra energia vitale trae profondo vantaggio dall’assunzione del colore connaturato in un alimento. Ogni cibo ha una sua specifica valenza cromatica che va direttamente ad agire sui nostri livelli di energia, non solo fornendo i necessari principi nutritivi agli organi corrispondenti, ma anche influendo, con la sua vibrazione, sullo stato psicologico.

Ovviamente, capita di sentirsi attratti dal colore di un alimento, dalla luminosa freschezza dell’arancione di un melone, dal verde di un’insalata, dal rosso acceso di un pomodoro, dal bianco latteo di una mozzarella. Questi colori ci fanno venire l’acquolina in bocca e ci stimolano a nutrirci di un certo cibo. Per fare un esempio, quando ci sentiamo stanchi, senza energia, siamo istintivamente attratti da alimenti di colore arancione e giallo.

Quando abbiamo bisogno di depurarci, di disintossicare l’organismo, oppure quando abbiamo carenze di minerali, siamo attratti da cibi di colore verde. Quando sono invece il nostro cervello e il sistema nervoso ad aver bisogno di nutrimento, desideriamo alimenti di colore più scuro e intenso, dal blu al viola.

E’ buono da mangiare quello che è buono da pensare, scriveva l’antropologo americano Marvin Harris, illustre studioso delle culture alimentari. Sull’importanza del rapporto tra cibo e colore concordano i cultori dello yoga ma anche le grandi industrie alimentari, che sfornano, accanto a rassicuranti prodotti tradizionali, anche ardite innovazioni come il gelato blu, denominato “ puffo” e particolarmente gradito ai bambini.