Il valore della seta

Per quasi venti secoli la Cina ha protetto i segreti della seta in ogni modo, anche con la pena di morte, per mantenere il monopolio della produzione di questa preziosa stoffa per “vesti imperiali” e un alto prezzo della seta.

Nonostante queste misure eccezionali, il primo “furto” avvenne proprio ad opera di una principessa cinese che, per dovere politico, si sarebbe dovuta sposare con un principe tibetano. La leggenda racconta che quando il principe la informò dell’assoluta impossibilità di produrre il prezioso filo, a causa della mancanza del baco da seta, lei decise di passare all’azione.

Per la principessa, infatti, era impensabile non vestirsi di seta, così trafugò dai giardini imperiali delle uova e dei semi di gelso nascondendoli nella sua elaborata acconciatura nuziale.

Successivamente all’ introduzione dei gelsi e dei bachi, anche in Tibet, per alcuni anni, si adottò la strategia delle pene severissime per evitare la diffusione degli allevamenti nelle regioni confinanti e, in effetti, per secoli la produzione serica rimane custodita fra pochi regni.

I greci ne avevano una conoscenza imperfetta e solo dopo la conquista di Alessandro Magno, quando la civiltà Greca e Persiana vennero a contatto, si delineò il primo ramo di quella che nei secoli successivi diventerà la Via della Seta.

Roma adotterà le vesti di seta solo dopo le campagne in Asia occidentale, facendo derivare il nome Sericum da quello dei Seri, il popolo che la produceva, situato in una vasta area dell’Asia centrale allora chiamata Serica. Tuttavia, la rarità e il prezzo di questo tessuto lo resero disponibile esclusivamente all’élite romana, anche se abbiamo poche indicazioni riguardo al costo della seta.

Su un reperto storico, una striscia di seta originariamente attaccata ad un rotolo, viene riportato quanto segue: “Rotolo di seta da K’ang-fu nel regno di Jen-ch’eng (regno effimero, sorto all’incirca nell’85 d.C. e situato nell’attuale provincia dello Shandong) largo 2 piedi e 2 pollici, lungo 40 piedi, con il peso di 25 once, prezzo 618 pezzi di moneta”. Questo significa che, anche nel caso in cui le monete fossero i più piccoli pezzi di argento, si ha comunque una cifra rilevante.

Un altro indizio del valore della seta è la storia dell’imperatore Aureliano che nel 275 d.C. negò alla propria consorte un mantello di seta tinto di porpora per il suo eccessivo prezzo. Mentre nel 301 d.C., Diocleziano con un editto imperiale stabilisce il prezzo della seta bianca a più di mille denari aurei per libbra.

Queste storie rendono perfettamente l’idea della preziosità della seta in oriente come in occidente e del valore di questa raffinata “materia prima”, ancora oggi desiderata da ogni persona al mondo.