La mia corsa con il Liri, un fluire di pensieri ed emozioni – Marco Cipriani


Scorre e va il fiume Liri; attraversa valli, paesi e regioni; la sua corsa è a
volte lenta, a volte impetuosa, quasi a volersi ribellare a non so cosa, a
non so chi.
Potesse ascoltare o meglio parlare, ne avrebbe di segreti da rivelare,
alcuni belli, altri inconfessabili e se riuscisse a dire la sua, secondo me, un
po’ si lamenterebbe del suo stato attuale, in quanto non è proprio in
perfetta salute.

Ma lui è lì e continua a fluire, facendo da cornice ad un quadro che
neanche il miglior pittore potrebbe dipingere più bello. Anch’ io, come il
Liri e altri atleti, ho deciso di “scorrere”.

Siamo in tanti a gareggiare, qualcuno lo fa per passione, qualcuno per
divertimento, qualche altro per esplorare nuovi territori.

C’è chi lo fa per il gusto di provare a vincere, ma credo che alla fine in
ognuno di noi rimarranno l’emozione e la consapevolezza che si sta
“scorrendo con il fiume Liri”, attraversando, come fa lui, paesi e paeselli e
godendo dello spettacolo che il paesaggio circostante offre ai nostri occhi.

Mi sono chiesto: – Perché no? Quest’anno anch’ io voglio partecipare alla
terza edizione della “Ecoultramarathon-Scorrendo con il Liri, una corsa
lunga un fiume”.

Si tratta di una manifestazione patrocinata dal CONI e dall’UNESCO, che
ha come obiettivi quelli di valorizzare il territorio e le sue radici storico-
culturali, nonché di sensibilizzare le persone al rispetto dell’ambiente,
rendendole partecipi della salvaguardia del nostro territorio e
consapevoli del fatto che Madre Natura ci ha messo a disposizione acqua,
terra, flora e fauna, ma tutto ciò non ci è stato regalato, bensì ci è stato
solo dato in prestito per farsì che noi possiamo beneficiarne, senza però
abusarne.

E allora eccomi qua: è il dieci settembre 2017; è una bella giornata di sole
ed io, come il fiume Liri, insieme agli altri podisti, parto da Cappadocia, a
quota 1108 metri s.l.m.

Si trovano proprio qui le sorgenti nascoste del Liri, in questo paesino di
montagna che d’inverno si copre di una coltre bianca, lasciando allo
sguardo del passante un suggestivo panorama fiabesco.

Si respira un’aria fresca, frizzante e impregnata dell’odore di erba secca,
di margherite, violette, anemoni, arniche e altre varietà di fiori che
circondano questo ambiente. Il paese è accogliente e ricco di fragranze e
sapori autentici della buona tavola, fatta di piatti tipici e tradizionali che
sanno come scaldarti il cuore anche nelle giornate più fredde. Meta di
turisti che, come me, vi si recano per rilassarsi durante il periodo estivo
per contemplare la natura in una tranquillità che oggi non è alla portata
di tutti.

E’ inoltre un punto di passaggio per molti pellegrini che l’attraversano per
giungere al santuario della Santissima Trinità, posto ai piedi di una
montagna rocciosa che lo sovrasta e lo domina.

Così, come il fiume, proseguo la mia corsa e arrivo a Castellafiume, con la
sua frazione, Pagliara, di appena venticinque abitanti che sono fieri delle
loro origini e legati alla loro terra, tanto bella quanto selvaggia.
Mentre sono immerso nella natura incontaminata e nei miei pensieri,
ogni tanto vengo distratto dal piacevole scampanellio delle mucche al
pascolo.

Qua e là, intravedo lo sterco di questi animali, ma non importa perché
tutto ciò non va a danneggiare la bellezza dell’ambiente circostante, anzi,
fa parte di esso: in alcuni di questi paesini si vive di pastorizia, di
allevamento di bestiame, quindi perché stupirsi di ciò?

Continuo a correre, ma spesso vengo distratto dalla bellezza del
territorio, fatto di piccoli sentieri, boschi con alberi altissimi e prati
ricoperti di fiori selvatici che riempiono le mie narici di profumi
dolcissimi. Tra i monti Simbruini e la Valle Roveto, sorge Capistrello, con il
suo nome un po’ aspro ma dal paesaggio incantevole; gli abitanti sono
ospitali e mi salutano con il loro tipico dialetto abruzzese marcandolo
fieramente e volutamente quasi a voler sottolineare l’appartenenza al loro territorio.

Mi salta subito all’occhio un’opera d’ingegneria ferroviaria che non
deturpa l’ambiente, ma lo completa: si tratta di una galleria elicoidale che
attraversa l’abitato di Capistrello: è stata scavata nella roccia seguendo
un percorso a spirale che gira verso l’alto della montagna.
Corre e scorre ancora il fiume Liri; le sue acque sono fiere di appartenere
a questa meravigliosa terra, ma io, rispetto a lui, ho il vantaggio di
potermi soffermare ed osservare.

Giungo a Canistro, famosa per le sue terme e la sua acqua oligominerale,
limpida e tesoro prezioso di questo paese, come pure la castagna
roscetta, IGP della Valle Roveto usata durante le sagre popolari.

Il Liri non sembra affatto stanco, io al contrario inizio ad avvertire un po’
di fatica, ma non posso darle retta, il percorso è ancora lungo e tutto da
scoprire. In men che non si dica, eccomi giunto a Civitella Roveto,
cittadina fiorente con un abitato più moderno ricostruito dopo il
terremoto del 1915; a farla da padrona qui è la chiesa di San Giovanni
Battista con la sua robusta torre campanaria medievale.

Proseguo il mio percorso e attraverso Civita D’Antino, un piccolo borgo
situato a 904 metri sopra il livello del mare e circondato da mura che
stanno lì quasi a voler conservare la naturale bellezza tipica degli edifici
antichi che la caratterizzano.

A differenza del fiume, io sento il bisogno di rinfrescarmi e, tra un sorso
d’acqua e un altro, arrivo alla frescura che mi offre gratuitamente
Morino, situata in una conca verdissima di boschi. Il suo nome è legato
all’affascinante paesaggio della riserva di Zompo lo Schioppo, che ha
come attrazione la superba cascata naturale di circa ottanta metri che
precipita nel torrente sottostante.

A completare l’opera d’arte ci pensa l’ermetica chiesa di Santa Maria del
Pertuso o del Cauto, immersa nella faggeta della Riserva; questa si trova
a circa mille metri di altitudine ed è addossata alla roccia formando un
tutt’uno con essa, quasi fosse una grotta. Al suo interno si sono
conservati preziosi affreschi duecenteschi.

Che meraviglioso paese, ricco di bellezza, cultura e tradizioni legate alle
più famose sagre! Penso alla sagra che Rendinara, frazione di Morino,
organizza per esaltare il suo pecorino prodotto ancora con le tecniche
antiche.

Devo correre come il fiume, ma, mentre attraverso il paese, l’olfatto si
acutizza e mi perdo in quei profumi dei piatti fatti in casa seguendo le più
antiche ricette; sono gli ingredienti semplici, quelli della cucina povera
che arricchiscono le tavole degli uomini instancabili lavoratori, quelli che
svolgono i lavori pesanti tra campi e boschi, tra pascoli e alture,
sfruttando, sempre nel massimo rispetto, quello che la natura
gentilmente mette loro a disposizione.

Sono i giovani a dover essere sensibilizzati al rispetto delle risorse
ambientali, in quanto rappresentano il futuro e non poteva dunque
mancare a Morino l’Ecomuseo che permette ai visitatori di poter
interagire con l’ambiente circostante e cercare di capire cosa si può fare
per tutelarlo.

La riserva lo Schioppo è percorribile a piedi attraverso un sentiero Natura
che offre una frescura gradevole ai visitatori con un sottofondo dello
scroscio dell’acqua, concerto naturale di strumenti che solo madre natura
sa dirigere. Bella Morino, così bella che anche Ignazio Silone ha voluto
raccontarla nel suo romanzo “Fontamara” e tu sei lì, caro Liri, a
completare un quadro spettacolare.

Le tue acque in alcuni tratti scivolano silenziosamente via e ti dirigi, come
me, al tuo traguardo. Inizi, anche tu purtroppo, a proseguire la tua corsa
in maniera sofferente, appesantito dall’inquinamento che mostrano le
tue acque, ferite e deturpate dalla mano dell’uomo che forse non si
rende conto del male che ti fa o forse fa finta di non saperlo.

Tu non puoi urlare il tuo dolore, ma chi ti sa osservare ed ascoltare
attentamente, avverte il tuo lamento silenzioso, ma al tempo stesso
straziante, come quello di qualcuno che chiede aiuto senza essere
soccorso.

Intanto io sono giunto a San Vincenzo Valle Roveto, paesino situato a
fondo valle; mentre la percorro mi accorgo subito della maestria di
uomini e donne che si cimentano a creare ceste di vimini o a ricamare il
corredo delle future spose, proprio come si faceva una volta.

Da San Vincenzo a Balsorano il passo è breve e qui come si fa a non
ammirare il fiabesco castello, sito in Balsorano Vecchio che maestoso, in
tutta la sua bellezza, sorveglia il paese sottostante donandogli quel
fascino che attira molti turisti che si recano a visitarlo e ad immortalarlo?

Che terra l’Abruzzo, fatta di gente adorabile, disponibile e accogliente ma
soprattutto di persone che non si piegano davanti alle catastrofi naturali,
come i terremoti che ieri, come oggi, mettono a dura prova la pazienza,
la sopportazione, l’attaccamento, l’orgoglio e la fierezza di essere
abruzzesi!

Questa gente ama la propria terra e non la tradisce e lo posso affermare
con certezza, visto che mia madre è di origine abruzzese, precisamente di
Morino ed è orgogliosa e testarda proprio come la sua amata Terra; mio
padre, invece, è del Lazio e ama la sua bella cittadina che vanta una
cascata meravigliosa come quella di Isola del Liri.

Intanto continuo ad inseguire il fiume e così arrivo a Sora, dunque in
territorio laziale.

Qui il fiume riempie la bellezza della cittadina, l’attraversa e dona alle cartoline quel fascino in più, soprattutto se
fotografato con le luci della sera. Altro elemento caratteristico del paese
è l’antico castello dei Volsci che domina la città dall’alto ed è raggiungibile solo a piedi, attraverso dei piccoli sentieri.

Mi piace ricordare che questa cittadina è stata la patria di personaggi
illustri come Cicerone e Vittorio De Sica. Corro e corro ancora, ormai
vicino al mio traguardo, che mi vedrà comunque vincitore, in quanto
partecipante. Nulla è scontato in tutto ciò che ho visto ed ammirato,
tutto è come deve essere e madre natura ha fatto bene il suo lavoro.

Le tue acque fragorose, o Liri, sono la colonna sonora di molte sigle che
raccontano la storia di comunità, personaggi e paesaggi.
Giunto a Isola del Liri, il mio paese di origine, mi rendo conto di quanto i
suoi abitanti siano fieri di te, in quanto hai donato loro benessere e
prosperità; molte furono infatti le cartiere e i lanifici che seppero
sfruttare le tue acque.

Tu, con il tuo scorrere e saltare di quota, innescavi
quei meccanismi che permettevano il funzionamento dei macchinari.

Che grande ricchezza sei stato, tanto da incuriosire e avvicinare molti
imprenditori francesi che vollero prodigarsi introducendo macchinari e
tecnologie avanzate importate dall’estero!

Dopo aver percorso 65 Km, eccoci alla linea di traguardo sita in via
Cascata, nel centro del paese. Qui il Liri dà luogo a una spettacolare
cascata di venticinque metri che con le sue acque spumeggianti fa da
cornice al castello Boncompagni-Viscogliosi.

Incanto e poesia per chi ti osserva, esaltarti non è difficile; sei stupenda,
o cascata e fiera ti mostri al passante che non desidera sfondo migliore
per la sua foto più bella.

Meravigliosa, anche se a volte troppo impetuosa, ti lasci cadere con forza
e dinamicità e vivi nel frastuono delle tue acque. Sei tu, o cascata, che
dai splendore a questa cittadina e che riempi l’animo di chi ti osserva
d’orgoglio e ammirazione.

Anch’ io, sfinito dalla corsa, mi fermo e mi perdo nel tuo spettacolo,
attrice protagonista di un film senza parole. Il fragore delle tue acque
racconta il tuo stato d’animo: sei raggiante in una giornata di primavera e
spenta nell’autunno inoltrato, in ogni caso non perdi mai il tuo fascino e
la tua bellezza.

E allora tu, o fiume, prosegui pure la tua corsa, attraversando territori
altrettanto belli e ricchi di storia, e getta le tue acque al mare!

Io ti ringrazio per le emozioni che mi hai donato; sei un vanto per chi ti ha
vissuto e per chi ti vive e ti può raccontare; spero solo che l’uomo non
continui a fare del male a te e ai territori che tu accarrezzi e solchi e che
riesca a riportarti allo splendore che avevi nel periodo pre-industriale.