‘Peregrinos para Siempre’ il diario di un pellegrinaggio

Ogni anno decine di migliaia di persone, soprattutto in estate, si mettono in cammino per sport, per turismo, per curiosità, molti sulle tracce di una ricerca interiore che poi si intesse di silenzio, di grandi spazi di solitudine, ma anche di incontri di umanità sorprendente.

Da questo incontro con la decisione di raggiungere una meta nasce il pellegrinaggio, l’andare a piedi in solitudine con lo zaino sulle spalle, immagine per antonomasia.

Le possibilità di scelta sono ampie anche nel Lazio, i principali cammini di fede si dipanano sulla Via Francigena; nel Nord da Roma a Proceno fino ai confini con la Toscana; nel Sud da Roma a Minturno e a Cassino, ai confini con la Campania e il Molise.

Oppure il Cammino di Benedetto, che attraversa il Lazio dal territorio di Leonessa a Montecassino.

Molto ambito è pure Il Cammino di Francesco, alla scoperta dei luoghi francescani, dall’Umbria a Roma attraverso la Valle Santa reatina. Questa branca ha diversi sviluppi e si rannoda con altri percorsi intrecciandosi sulla Via di Santiago, via di pellegrinaggio che porta alla volta di un santo sepolcro.

La parola stessa, pellegrino (dal latino per agros, letteralmente colui che cammina attraverso i campi), già dal tempo di Dante era usata per indicare i viaggiatori diretti in Galizia sul sentiero del Cammino di Santiago, per rendere devoto omaggio all’Apostolo Giacomo.

In seguito, passò a indicare qualsiasi viaggiatore animato da devozione o intento religioso. Spesso il mettersi in cammino ha di fondo il bisogno intrinseco di una motivazione forte, che può essere scatenata dalle richieste dell’anima o dai circuiti elettivi del pensiero.

Da qui si aprono diverse chiavi di lettura ed interpretazione:

Il Viaggio immersione nella natura e consapevolezza di un Creato che è dono

– L’incontro (con l’inscindibile legame tra uomo e Divino e con l’umanità)

– La Generatività che ne scaturisce

– La Contaminazione che apre al cambiamento e alla relazione.

Ogni cammino non è solo esteriore, ma è il processo che evolve nell’intimo legato ai ritmi del cuore, alle aperture e ai cambiamenti che rendono proprio il viaggio.

Ogni Cammino in sé costituisce un rito, ed è molto importante la modalità e la via per cui vi si giunge. E’ il percorso che mostra al pellegrino la ricchezza di una tradizione narrata dalle pietre e dalle immagini che si ripropongono come incontri, perché in ogni luogo c’è in attesa un evento di cui fare memoria.

Quindi non va sprecato fiato o tempo, ma, zaino ben fissato sulla schiena, regolando il passo sulla propria capacità di fiato si punta diritto alla meta, per poter giungere alla gioia della vetta acquisendo la capacità di vedere oltre la montagna.

L’esperienza del pellegrinaggio diviene storia che è elemento vivo di ispirazione, materiale da utilizzare per condividere ciò che l’ha resa tale, ogni attore diviene protagonista, mentre l’andare si plasma sulle proprie esigenze.

Questi passi benedetti portano su un sentiero di antico stupore solcato dalle orme dei santi agli albori di ataviche radici d’amore e di fratellanza; probabilmente anche S. Francesco ha camminato fino a questa meta. Umili pellegrini, servi del Signore, bagaglio leggero di cuori in letizia, verificata incrollabile fede lungo le tappe del cuore attraverso la Spagna.

Il Cammino di Santiago di Compostela importante itinerario in ogni presupposto che ti chiama e ti sceglie, pellegrinaggio di tradizione ultramillenaria che stima una media di 200mila partecipanti all’anno, provenienti da tutto il mondo.

L’intero percorso misura 775 Km (Con inizio a S. Jean Pied-de- Port, versante Francese dei Pirenei). Il tempo stimato di percorrenza a piedi si aggira intorno ai 30 giorni, ma perché il pellegrinaggio sia valido Pietatis Causa bastano gli ultimi 100 Km. Nel 1985 “Il Cammino” è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

La tradizione è indissolubilmente legata al ritrovamento nel IX secolo della tomba dell’Apostolo san Giacomo di Zebedeo, conosciuto come il “Maggiore” e di un campo illuminato da luci simili a stelle. “Santiago” deriva pertanto dallo spagnolo san Yago (san Giacomo) mentre il nome “Compostela” si pensa possa derivare dal latino Campus Stellae (Campo delle Stelle).

Emblema dell’ingresso a Gerusalemme erano le palme, a Roma le chiavi di Pietro: simbolo del pellegrinaggio verso Santiago è la Concha di san Giacomo.

Si dice che i Peregrinos che non si fermavano continuavano fino a vedere finis terrae; contemplando l’Oceano Atlantico giungevano simbolicamente al limite del mondo conosciuto. Qui raccoglievano le valve del “pecten maximum” la conchiglia larga simile alla nostra capasanta. Divenuta insegna del pellegrinaggio, ne distingue la meta e ne è documentazione.

L’intera segnaletica contiene questo simbolo, perciò i pellegrini scelgono di appendere una conchiglia allo zaino fin dall’inizio del viaggio. Tutta la rotta jacopea è segnalata anche da frecce gialle che servono come riferimento al pellegrino rassicurandolo: sono state dipinte verso gli anni Ottanta per poter rivitalizzare il percorso in epoca moderna. Anche le insegne del chilometraggio sono dipinte, colorate o firmate e scandiscono una sorta di conto alla rovescia.

Avendolo vissuto in prima persona in quei giorni santi che hanno incontrato il mio domani, ho sentito l’esigenza di condividerne l’esperienza forte che ha cambiato la mia vita. Da questo pellegrinaggio interiore verso il deserto come luogo fecondo è nato il mio libro: “Peregrinos para Siempre”, opera che è un diario di viaggio “fisico” ma soprattutto “spirituale”.

Un momento di buio divenuto occasione per una profonda riflessione sul senso della vita, dal quale è ripartita una vera rinascita, la dinamica di un limite divenuto coraggio intimo e   intenso, tramutatosi in un fuoco di puro ardore. La narrazione della realtà che propone i suoi episodi sincronizzandone gli elementi fatali all’avventura della vita.

Santiago di Compostela” una meta da raggiungere, da conquistare, un impegno, un ideale di cui l’immaginario collettivo  ha fatto storia e romanzo. Un cammino imprevedibile, duro, emozionante, un percorso arduo, benefico, riparatore. Una forza inconsapevole, una sconcertante esperienza e una dolce avventura, che procura ferite al corpo, ma sicuramente cura e sana quelle dell’anima.

È la storia di un grande cambiamento del cuore, illustrato nei frammenti di un cammino di conversione, alla luce di questo provvidenziale pellegrinaggio. Il racconto di un vissuto provato durante “Il Cammino di Santiago”, storia di una vita in divenire immersa negli scorci di una natura preponderante.

La solitudine condivisa diviene apertura e accoglienza e la gioia dell’incontro esprime la verità della speranza. I piedi solcano una striscia brulla che fluisce come un fiume di terra, esondando nel verde acceso dal sereno abbraccio. Il Cammino assorbe e insegna già dalle prime tappe il senso dei giorni da pellegrino, itinerario di spine e rose di cui l’intenso profumo allevia i graffi e le punture.

Perché scrivere un libro?

Un libro che narra di sudore e fatica, di incontri e persone, di sentimenti e ispirazione, d’amore e d’ombra, di coscienza e ravvedimento, di fede e speranza, di sentieri di vita e strade di esistenza. Perché il vissuto provato è la maggiore chiave per testimoniare che tutte le strade portano al cuore e all’introspezione, per dare le ali all’anima che sorvola la nostra eternità.

Questo libro non è una guida turistica né un testo di preparazione fisica, non è un romanzo né un testo geografico, ma è la forte testimonianza che illumina ogni pagina dell’ardore di una fede espressa a gran voce.

Una lettura empatica e coinvolgente, vera di emozione e vibrante di pathos, una storia d’amore e di piccole grandi gioie che danno senso al nostro terreno pellegrinare. Scritto per rendere chi legge partecipe di tutto questo e della gioia di poterlo raccontare e poter spandere il profumo dell’amore sul mondo attraverso le parole di ogni speranza.