Maggio è il mese delle spose in Australia. Il mio primo matrimonio australiano, e più corto, è stato il 10 maggio, il secondo sabato del mese, di 46 anni fa.

Le nozze protagoniste di questo piccolo racconto si sono tenute il 2 maggio, una settimana prima della Festa della Mamma. Ma di questi tempi le possibilità che si manifesti una creazione materna immediatamente dopo il matrimonio sono rare, anche nel caso di una celebrazione cattolica come lo era questa.

La sposa era vestita di bianco, elegante, costosa, lussuosa e affascinante come non mai, perfino un po’ sexy, ma il futuro marito non mostrava gelosia per i numerosi ammiratori della sua signora quel giorno. Non immagina nemmeno che questa potrebbe essere la più affascinante visione della sua vita coniugale, a meno che non diventi così ricco da ricreare l’allure del matrimonio con una pazzia occasionale da Leonard o da Pucci, mai più con il sorriso speciale della sposa tuttavia.

La sposa tradizionale ha tre damigelle e una bambina per i fiori, e la maggior parte dei matrimoni tradizionali si tiene nella cappella della scuola di uno dei due coniugi. Noi eravamo nella cappella della scuola della sposa, al quinto piano del Convento di Loreto dalla parte del porto quasi sotto il Sidney Harbour Bridge.

Rifletto mentre riprendo fiato in cima alle scale sul perché Dio insiste così tanto a fare scalare una collina a delle ragazze per essere adorato. Probabilmente questo fatto deriva dai tradizionali matrimoni dei paesi collinari in Italia, in particolare quelli in Lazio, Umbria e Toscana, dove i fedeli devono trascinarsi per innumerevoli scalini sotto il sole caldo dell’estate o su pietre coperte di ghiaccio per stare più vicino al Signore.

Qui, nell’abside, una musica proveniente dalla cappella tocca dolcemente le orecchie degli invitati in arrivo. Seduti, aspettando l’inizio della cerimonia e assorbendo con gli occhi l’architettura e le icone, continuiamo a essere cullati dalla musica.

Il “corteo nuziale” è guidato in Chiesa dalla bambina con i fiori, come sempre una giovane e fresca “principessa”. Ogni damigella (che, se sposata, prende il nome di “matrona d’onore”, un appellativo che fa sembrare vecchia qualsiasi giovane femme fatale sposata) appare dall’abside a distanza di alcuni passi l’una dall’altra creando un’elegante trilogia in blu.

E lo sposo? Lui e i suoi tre compari, tutti in abito da sera, sono stati in piedi presso l’altare ad aspettare, con i canonici 10 minuti di ritardo, l’arrivo della sposa. Questa è un’esperienza educativa per lo sposo: sostenere lo sviluppo di una calma e sorridente pazienza che potrebbe diventare la routine degli anni futuri del suo matrimonio. La sposa arriva, a braccetto con il padre, dopo aver salito le scale e ripreso fiato. Camminano lentamente e con gioia lungo il corridoio per incontrare lo sposo (con un casto bacio), e l’esperto sacerdote. I familiari si scambiano i convenevoli e ognuno torna al suo posto, e il Prete comincia.

Mentre ascolto con sempre maggior godimento il sacerdote celebrare penso che il mondo ha perso un ottimo marito a causa dei suoi voti alla Chiesa: la sua comprensione del matrimonio e delle relazioni tra uomo e donna sembra ben più profonda di quella di molti uomini che hanno passato gran parte della loro vita in compagnia delle donne.

Questo è stato un matrimonio organizzato e orchestrato da ingegneri, non da avvocati, e progettato per essere uno show. Eccoci arrivati alle letture, seguendo la funzione, ma per la gioia di tutti e forse per infondere tensione alla maggioranza dei partecipanti, la prima lettura veniva da Winnie the Pooh, recitata da tre dolcissimi bambini, e il messaggio? “Due è meglio di uno”.

Fortunatamente, per quelli di noi di minore ispirazione ecclesiastica, l’elemento religioso è stato mantenuto a un livello sufficiente per rassicurare Dio delle buone intenzioni di tutti i presenti, senza raggiungere le altezze religiose di alcune cerimonie meno innovative.

Scambiati voti e anelli, con gesti perfetti guidati dal sacerdote, è arrivato il bacio celebrativo, un po’ più lascivo, tanto da fare una certa invidia alla congregazione.

La “coppia felice”, seguita dalle due tribù di tifosi, i suoi di lei dall’ala sinistra e quelli dello sposo dall’ala destra, ha lasciato la cappella nella pioggerellina del tardo pomeriggio per scattare un numero di foto adeguato a giustificare la parcella del fotografo. Quando gli autobus, intelligentemente organizzati prevedendo una moderata ebbrezza, sono arrivati alla location del ricevimento, curiosamente annidata tra le bestie del Taronga Park Zoo, era troppo tardi perché la sposa potesse dare il bacio della buonanotte alla giraffa.

Tuttavia i guardiani dello zoo, riconoscendo l’importanza e la delizia di una notte di matrimonio australiano, sono arrivati, uno cullando un coccodrillino, con la bocca aperta pronta a ingollare, e l’altro intrecciato a un ben più che amichevole serpente. Mi pareva che l’avessero fatto altre volte.

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Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine