Tradizioni del 2 novembre ad Aquino: le Fave dei Morti

Le antiche tradizioni del 2 novembre rivivono ad Aquino nel Lazio meridionale dove l’antica via Latina, che passa sotto la romana Porta Capuana, cammina proprio parallela alla strada moderna e non si capisce se si vive il presente o il passato. L’Aquinum originale è a cavallo della strada al centro della città moderna.

La piazza è grande e rettangolare, circondata da case e negozi ricostruiti ovviamente dopo la seconda guerra mondiale. Ad una estremità c’è la cattedrale, con uno dei piani circolari costruiti nel dopo guerra e che oggi, mentre passiamo, celebra due funerali.

Forse Aquino è un buon posto dove morire. Ma sento che è anche un buon posto per vivere.

All’altra estremità della piazza c’è una statua alla Madonna e, dietro un bar, un’antica torre medievale e alcuni edifici di epoca simile – probabilmente sono stati restaurati durante il secolo scorso. Se si entra nella piccola piazza dietro il bar e si guarda dietro, si trova una nuova insegna al primo piano che informa sull’ufficio del Partito Comunista Italiano – ancora.

Ma oggi è la piazza ad attrarre la mia attenzione. È il giorno delle ‘Fave dei Morti’. Beh, quelli che si trovano nella cattedrale avrebbero dovuto aspettare un altro giorno o giù di lì per morire perchè il piatto di fave e salsicce dalle grandi pentole, accompagnato da pane di mais, è delizioso.

I cittadini spuntano da tutti gli angoli della piazza all’ora predestinata ma non specificata per riempire i loro contenitori di plastica o per accettare un piatto di questa vecchia ricetta tradizionale offerto dall’associazione La Torre, che con piacere ha creato questa festa mattutina. A quanto pare, le fave sono ora riconosciute come un prodotto unico di questa zona, quindi con ogni boccone consumiamo un po’ dell’anima del territorio Aquino.

È interessante notare che ci sono più uomini che donne anziane. Sono rappresentati tutti gli esponenti della società, i professionisti affidati, ovviamente i pensionati in attesa dell’occasione, più tardi, di sedersi in uno dei bar con le carte da gioco, i burocrati che sfuggono all’ufficio per un breve periodo, gli artigiani e quelli che promuovono Aquino come un nuovo bio-distretto. Ci sono alcune brevi presentazioni per incoraggiare i locali e i visitatori a sostenere il programma.

Mi siedo a una certa distanza dall’azione e mi accorgo che sono sotto l’influenza e l’ombra di un grande albero di quercia, ovviamente sfuggito alla forza dei due bombardamenti distruttivi di questa pacifica città nel 1943 e nel 1944, le bombe che hanno eliminato tutti gli edifici vicini. Mi chiedo se qualcuno degli altri alberi è precedente a quei ‘doni dal cielo’.

Un signore attrae la mia attenzione. Ha due sacchetti di plastica, ognuna con un contenitore di Fave e Salsiccia. È vestito con una camicia e pantaloni di ocra pallido, un cappotto marrone chiaro e scarpe morbide scure. Viene in bicicletta che appoggia alla quercia.

Ha dei capelli tagliati quasi perfettamente bianchi. Battaglia con le borse fino a decidere di tenerle entrambe nella mano sinistra mentre si avvicina alla sua vecchia bici Lennano. Si gira e lentamente riprende a pedalare attraversando la piazza, magari portando a casa il pranzo per la moglie.

Circa venti altre persone rimangono un’altra ora in questa festa, parlando soprattutto di politica, o tornando per un’altra porzione di Fave dei Morti. E ora è il momento di lasciare la panchina e di ricongiungermi al mondo.