Acquafondata è un borgo sulle montagne ai confini fra Lazio e Molise ed è famosa per il suo Festival della Zampogna.

Ed infatti per viaggiare attraverso le foreste, all’ombra delle rocce lungo la strada per Acquafondata, si deve avere una ragione speciale o una meta da raggiungere. Le strade che percorriamo non hanno un’agricoltura ovvia o qualche industria primaria, anche se ci devono essere capre e cinghiali che sono apparsi alla nostra vista.

Era l’ora di pranzo quando siamo arrivati ​​e mentre stavo osservando la piazza, Claudia ha pronunciato una sola parola – “Zampogne!” con decisione tanto che mi sono voltato per vedere un bassorilievo di una zampogna scolpito su una roccia accanto alla strada.

Claudia ha esaminato la sua banca dati e mi ha detto che Acquafondata, una città di circa 300 persone, comprese le frazioni, è famosa per la produzione delle zampogne.

Nella piazza siamo entrati nel ristorante Vittoria notando che questa città deve avere visite speciali se il ristorante potrebbe contenere circa la metà della popolazione locale!

Durante il pranzo preparato da una intera gioiosa famiglia, la mia mente è andata ancora a circa 50 anni fa quando i suoni delle zampogne erano parte della mia scuola a Sydney, in Australia.

Abbiamo chiesto informazioni sulla vita e sull’industria della città, e siamo stati gentilmente informati che c’è ancora un solo produttore di zampogne, in una casa alla fine del villaggio.

Il produttore di zampogne

Luigi Cargillo, l’ingegnere delle zampogne, ha il suo laboratorio accanto alla sua casa e i suoi strumenti sono un tornio di legno e utensili a mano per la scultura e la preparazione delle borse.

I legni sono tutti locali, olivi, ciliegie e prugne. I “tubi”, o più correttamente gli chanter e i bordoni, sono tutti esposti nelle pareti del laboratorio. Luigi ne prende uno e gli mette una canna per adattarlo alle labbra.

Si sente subito il caloroso lamento di una zampogna e mi ritrovo a scuola nel collegio nel 1964, dove ogni mattina i praticanti la suonavano. I principianti partivano da un singolo tubo e la cacofonia dei suoni alzava i terreni e le colline vicine, svegliando i morti e portando vita alla scuola.

Luigi ci spiega che il legno d’ulivo produce un tono più stridente mentre quello di prugno emette un suono più dolce. Mostra come costruisce il bocchino e mi ricorda i miei ultimi anni da sassofonista fallito che cercava il bocchino ideale.

Luigi si alza e va in un armadio da cui prende alcuni chanters e bordoni assemblati: questo è la parte strumentale della zampogna.

Ci spiega che la composizione musicale tipica italiana è costituita da due strumenti: un singolo oboe folk (chiamato “ciaramella”) e la zampogna. Uno crea la base e la ciaramella da l’armonia musicale ma ogni coppia ha un suo stile molto personale.

Tradizionalmente le borse che contengono e comprimono l’aria sono fatte da pelli di capra legate da aperture per gli strumenti musicali.

Questa tradizione era un ovvio catalizzatore per gli allevamenti locali di capre nelle campagne intorno a Acquafondata. Oggi, però, i produttori come Luigi, oltre alle borse tradizionali di capra e pecora usano anche quelle in stoffa o in materiali sintetica.

Luigi non ha insegne sulla sua porta e per trovarlo si può andare al tradizionale festival della zampogna annuale di agosto, quando oltre 100 coppie arriveranno e riempiranno la piazza e il ristorante Vittoria con i suoni delle Zampogne.

Luigi è ora in pensione. Mi chiedo chi sarà il suo apprendista che salverà l’arte delle zampogne in montagna ai confini fra Lazio e Molise.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine