Nella notte dei ‘Calice nel Borgo’ di Gavignano, oltre un migliaio di visitatori estivi si uniscono ai cittadini di Gavignano per risalire la tortuosa strada verso la piazza del Palazzo Baronale, fermandosi lungo la breve salita. Ammirano tutta la distesa della valle verso Paliano e gli altri paesi arroccati sulle colline mentre arriva il crepuscolo.

Per quelli che devono ancora essere ‘iniziati’, Gavignano siede sul dorso di un corpo roccioso e ci si arrampica lungo la spina dorsale per trovare la sua testa nel Palazzo Baronale. Quelli di noi che desideravano iniziare le 12 stazioni della degustazione, hanno iniziato a comportati come normali italiani in una piazza del loro paese, aumentando il volume delle chiacchiere che andavano così a formare una gentile cacofonia.

Una parte della piazza era allestita con un palco per l’Italian Jazz Quartet di Patrizia Scascitelli, che ha messo in moto la notte quando la città ha aperto le porte per gli ansiosi ‘degustazionisti’. Per alcuni, come per l’energico sindaco Emiliano Datti, c’è un vantaggio speciale per soli 5 euro extra: ‘Rhum e sigari’, un sorso di rum e un buon sigaro.

Molto senso comune è stato usato da Mauro Campanello, il consigliere responsabile per la serata di ricerca del piacere, per posizionare le 12 stazioni in modo che fosse tutto in discesa fino al piazzale della chiesa parrocchiale. Dopo aver acquistato i nostri recipienti per il sostentamento, un bicchiere di vino per porzioni abbondanti con il suo porta bicchiere a tracolla, abbiamo iniziato il ‘Percorso Eno-Gastronomico’ e accettato la sfida di sorseggiare e gustare ‘vini e sapori nostrani’.

Mentre discendevamo assaporando i nostri piaceri, i suoni del jazz si arrampicavano verso il cielo e a circa a metà del percorso gastronomico siamo arrivati nello spazio aperto della chiesa e abbiamo cercato una scala su cui riposare. Eravamo circondati da bancarelle di degustazioni per soddisfare le attenzioni di sommelier e dei molti appassionati ‘eno-filiaci’. Mentre sorseggiavo un bicchiere di un vino da un vigneto locale, i primi suoni di una ‘banda’ mi hanno colpito, provenivano da un angolo lontano della piazza.

C’è una selezione eterogenea di strumenti che identificano il gruppo come folk o come jazz. Sono tutti vestiti di nero con magliette con la scritta PGF stampata in bianco, che forse non significa Federazione Professionale di Golf ma ‘Parquaria Gruppo Folk’. Apprezziamo i meravigliosi suoni e le dissonanze di questo gruppo, che gioca su ‘melodie’ ciociare ad un ritmo che deve provenire da Belzebù.

Bisogna esserci! Ed è stato con grande piacere che abbiamo soddisfatto le nostre responsabilità degustazionali e, quelli di noi che avevano gli arti allentati, si sono addirittura lanciati in un Saltarello, una danza locale senza mosse specifiche ma in cui il corpo risponde con la libertà al ritmo e alle note della banda. Si può ballare anche in coppia.

Forse il prossimo anno passerà più velocemente finché ancora una volta non ci immergeremo nel profondo di ‘Calici nel Borgo’. Grazie Gavignano.

Foto di Fernando Conti


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine