La storia di questo santo è molto particolare e per questo motivo quasi ogni paese del Lazio ha una piccola chiesa, spesso di origine medioevale, dove si celebrava la sua storia.

Gli edifici venivano messi vicino alle porte di ingresso del paese a protezione del borgo stesso dalla peste e dalle aggressioni. Ancora oggi San Sebastiano è il protettore della polizia municipale che ‘protegge’ i paesi.

Il giovane martire Sebastiano era vissuto durante le persecuzioni di Diocleziano (284-305 DC) ed era il comandante dei pretoriani che dovevano proteggere direttamente l’imperatore. Nella sua posizione aiutava molti perseguitati e li salvava da morte certa.

Iniziò poi a convertire molte persone alla religione cristiana e ad un certo punto accadde un episodio miracoloso che lo fece riconoscere dalle persone come un santo. Donò la voce ad una donna muta e fu visto contornato da una misteriosa luce durante una visita a prigionieri cristiani.

Per la sua vicinanza con l’imperatore, l’ira di Diocleziano fu veramente feroce e lo fece legare ad un tronco con i soldati che lo bersagliato da talmente tante frecce da farlo sembrare un istrice. Le frecce però lo ferirono ma non lo uccisero e venne allora curato da una donna, Sant’Irene. Una volta ristabilito, San Sebastiano tornò a diffondere il cristianesimo nel cuore dell’impero romano.

Si presentò al tempio di fronte all’imperatore e lo accusò di atrocità contro i cristiani. Diocleziano lo condannò di nuovo e questa volta venne frustato a morte e gettato nella cloaca. Il suo corpo fu poi recuperato e sepolto nelle Catacombe di San Sebastiano a Roma.

Il suo culto è stato così forte che era una delle poche figure nude dipinte nei teli e negli affreschi che erano ammesse nelle chiese.

Nella collegiata Santissima Maria Annunziata a Fumone sono conservate alcune reliquie del santo: una parte del braccio e della testa.

L’origine del culto a Fumone risale al IX secolo quando, in occasione di un assedio, i soldati elessero il martire come loro speciale protettore. La prima festa religiosa popolare venne celebrata nel 1186.

Ancora oggi, la festa di San Sebastiano si celebra due volte l’anno: il 20 gennaio e il lunedì successivo alla Pentecoste.

Il 17 gennaio, alle ore 2 del pomeriggio viene designato un “festarolo”, la persona che si occuperà dei festeggiamenti per l’anno seguente. La designazione avviene nel palazzo comunale, per estrazione (“al bussolo”) tra coloro che hanno presentato la propria candidatura.

Subito dopo l’estrazione ne viene data comunicazione al neo eletto, tramite il messo comunale che, di solito, è accompagnato dalla giunta, da alcuni concittadini e dal rullare di un tamburo.

La sera del 20 gennaio il festarolo uscente consegna a quello entrante “la mazza”, ossia il bastone sormontato dal busto di San Sebastiano che egli custodirà in casa sua per un anno. Il festarolo uscente, secondo una antica usanza, il 16 gennaio riceve in casa sua la cittadinanza. La porta d’ingresso della sua casa viene ornata da un arco di alloro e mirto, simbolo di pace gioia e festa, alla sommità del quale è posto un agnello impagliato. Durante la sera vengono poi distribuite ai presenti le “sagne pelose”, una pasta con salsa di alici: la prima forchettata viene simbolicamente offerta al sindaco.

In entrambe le occasioni, dopo la funzione religiosa del mattino, viene distribuita la panata, una minestra molto rustica servita con un tozzo di pane senza companatico. La sera, dopo la funzione religiosa, dal terrazzo della chiesa vengono lanciate alla popolazione in trepidante attesa sulla piazza, delle ciambelle attaccate ad un ramo di ulivo.

Dopo la messa della mattina, il festarolo presenzia la processione religiosa: la statua, realizzata intorno al 1696 dall’argentiere Giovanni Giardini sul modello in terracotta dello scultore milanese Camillo Rusconi. La statua viene portata in spalla da alcuni uomini per le vie del paese.

Per la processione il festarolo deve anche provvedere alle torce, due grossi ceri offerti al santo e portati dalle torcere, due ragazze vestite allo stesso modo. Quella del ‘festarolo’ è ‘una dura vita’ ma per un anno è la figura più importante di tutto il paese e il responsabile morale della vita sociale di Fumone.


Matteo Petitti

ITA

Matteo è un giurista al 97%, amante della storia e della natura, in particolare della montagna. Romano, anagnino, fumonese: insomma capitolino di nascita e ciociaro per tradizione. Collabora con l’associazione culturale Il Guitto per la quale partecipa all’organizzazione di attività culturali e scrive articoli per l’omonima rivista.