Quando si vive uno sport con il vero spirito del gioco, allora possono succedere momenti di gioia collettiva come quelli della comunità locale durante la costruzione del nuovo stadio di Frosinone.

Nel 2015 il Frosinone arriva in Serie A e improvvisamente tutti scoprono una parte d’Italia che prima di allora era solo una periferia ‘burina’ di Roma. Scoprono non solo una squadra motivata e ben organizzata, ma anche una tifoseria modello e un modo di vivere lo sport da parte di tutta una intera provincia.

I giocatori del Frosinone si fanno amare per il loro coraggio e i tifosi per il loro spirito sportivo. A completare l’immagine mancava uno stadio che potesse contenere tutti i tifosi e che desse una immagine moderna della città.

E lo stadio Benito Stirpe, da nome del padre del presidente del Frosinone nonché primo visionario, è arrivato con lo stesso stile con cui Frosinone sta facendo conoscere il suo valore e quello della sua splendida provincia. Uno stadio dall’architettura sobria ma ardita che contiene 16.000 posti coperti.

È stato scelto di affidare progettazione ed esecuzione a professionisti e imprese locali che così possono dimostrare il loro valore. Una sostenibilità sociale e un amore per il territorio che va oltre le convenienze economiche di breve periodo.

E questa scelta ha portato a delle conseguenze inaspettate. La costruzione dello stadio, o meglio il suo completamento perché lo stadio era già stato avviato dal comune di Frosinone, è stata sentita dalla popolazione come parte della loro vita quotidiana.

Ogni giorno tra le 200 e le 250 persone andavano vicino al cantiere per controllare l’andamento dei lavori e fare domande al capocantiere, al progettista e agli operai. Ci racconta Enrico Renzi, un architetto di Ceprano che fa parte del gruppo di 9 professionisti incaricati:

“Queste persone aspettavano lo stadio da 40 anni ed erano così felici e orgogliose dei successi della squadra che venivano per condividere la loro gioia. Il loro contributo non è stato di critiche ma una manifestazione di amore.”

Quello dello stadio del Frosinone è stato forse uno dei cantieri più ‘social’ del mondo con continui aggiornamenti in diretta sull’andamento dei lavori!

Ad un certo punto si sono cominciati ad alzare le pareti laterali e gran parte del cantiere è stato coperto alla vista dall’esterno e allora la dirigenza ha pensato di organizzare delle piccole visite per continuare a tenere aggiornati gli irriducibili che continuavano a venire nell’area del cantiere.

la cosa più divertente – continua Enrico Renzi – è stata quando sono arrivate le due grandi autogru che dovevano sollevare le due grandi travi di ferro lunghe 90 metri e alte 8 metri che coprono la tribuna centrale. Le gru sono arrivate da Fincantieri e da Genova ma non avevano segni che dimostrassero la loro provenienza. Sono iniziate leggende metropolitane sulla loro storia ed allora abbiamo deciso di organizzare una piccola conferenza in cantiere per raccontare la loro storia a tutti i nostri osservatori irriducibili”.

Lo stadio è un momento di aggregazione e uno stadio costruito da imprese locali in un momento di crisi economica generale è un momento di orgoglio e di amore che la dirigenza del Frosinone ha giustamente deciso di condividere con i suoi supporter.

Resta solo una richiesta da parte dei tifosi che riguarda la storia della loro storica mascotte, il cane Chicco che è ancora seppellito nell’area del vecchio stadio Matusa che ora si sta trasformando in un parco urbano di arte e natura.

Il cane era stato trovato a San Donato di Val Comino da alcuni giocatori e da allora ha vissuto tutta la sua vita nello stadio partecipando con inusuale dedizione a tutte le emozioni del Frosinone. È stato curato e amato da tutti i tifosi che ora ancora vogliono condividere con lui l’orgoglio e la gioia del nuovo stadio!


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses