La storia del campo di internamento delle Fraschette di Alatri

Dall’alto del panorama mozzafiato che Fumone (Guida di Fumone) offre da secoli, si scorgono ancora oggi i resti del Campo delle Fraschette.

Alle pendici dello splendido borgo ciociaro, nel territorio della confinante Alatri, rimane traccia di un passato ancora vicino: il campo di internamento delle Fraschette è testimonianza e sintesi di mezzo secolo di storia locale, europea e nord africana.

A partire dalla metà del XX secolo, furono in molti che – per motivi diversi – si ritrovarono costretti a popolare le baracche: ognuno di loro fu obbligato ad abbandonare la propria casa, la propria famiglia e i propri affetti, trascinando con sé quel bagaglio di dolore che per anni ha nutrito il Campo.

Il 1° ottobre 1942 “Le Fraschette” di Alatri (Guida di Alatri) entrò ufficialmente in funzione con lo scopo di perseguire, attraverso un massiccio trasferimento di popolazione, una “bonifica etnica”. Arrivò ad ospitare fino a 5.500 internati, tra cui molti bambini e anziani.

I primi a popolare il campo furono gli anglo-maltesi residenti in Libia, poi iniziò il trasferimento di civili provenienti dalla Venezia Giulia, dalla Slovenia, dalla Dalmazia e dalla Croazia. A questi si aggiunsero alcune centinaia di confinati politici.

Le condizioni di vita erano di forte disagio: cibo, medicinali e vestiario erano assai carenti. Gli internati che arrivavano a Fraschette portavano con sé le poche cose che erano riusciti a racimolare: bagagli a mano presi all’ultimo istante dalle proprie abitazioni durante le concitate fasi di rastrellamento effettuate dalla polizia militare italiana.

Subito dopo la fine della guerra il campo di internamento delle Fraschette fu interamente ricostruito e venne abitato da nuovi “ospiti”. Era in queste strutture che il governo italiano aveva disposto l’identificazione e l’internamento dei profughi “indesiderabili”: criminali comuni e di guerra, collaborazionisti, ustascia, e molti altri ancora. Ad essi si unirono anche esuli istriani, stranieri senza documenti e rifugiati d’oltrecortina ai quali non era stato riconosciuto lo status di rifugiato politico.

Dagli anni ’60 inizia l’ultima parte della storia del Campo Le Fraschette. Una storia legata alla fine del colonialismo, quando nazioni come l’Egitto, la Tunisia e la Libia decretarono le nazionalizzazioni con le conseguenti espulsioni degli immigrati europei.

In questa “terza fase” i capannoni furono ristrutturati e resi più fruibili, pronti ad ospitare, nel neonato Centro Raccolta Profughi di Alatri, gli italiani che vennero rimpatriati, ad ondate, per un decennio almeno.

Da allora, da quando quest’ultima fase si è conclusa, il Campo è rimasto abbandonato all’incuria del tempo, anche se in molti, in primis l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, intraprendono da anni azioni volte al recupero e alla tutela non solo dei luoghi, ma anche dei ricordi, della memoria e il vissuto di un luogo che ancora ha molto da insegnarci.

 

Chi fosse interessato ad integrare la nostra ricerca con ricordi, foto, documenti e racconti può scrivere a fraschette.alatri@hotmail.it oppure chiamare il 338/4901414

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