C’è un nuovo respiro nel mondo di oggi, la vita diventa una poesia autunnale. Il respiro dell’inverno è alle porte. La scorsa settimana ci siamo avventurati dalle “terre di mezzo” a nord-est per trovare la pianura padana avvolta in foschia e nebbia diversa dalle diverse settimane di calma e caldo di metà autunno.

Gli agricoltori coltivavano i loro campi, siepi e alberi potati e bruciati i tagli ancora verdi che creano un morbido fumo bianco in tutte le regioni partendo dalle Marche arrivando al nord in Friuli e ad ovest verso la Lombardia. La vista dalle basse colline delle Prealpi era di una campagna persa nella foschia. Nessun città e le colline lontane forse non esistevano più.

Il Venerdì, durante la notte, è arrivata una brezza e ha portato una visita inaspettata ma gradita e il Sabato alcune gocce sono state spremute fuori il cielo grigio. Guidando verso sud per Bologna e la Toscana il cielo è diventato più pesante fino alle colline Lazio che hanno presentato il loro atteso buio freddo pomeriggio grigio e le piogge che rotolano sopra le cime e le valli.

Il nostro ritorno alla collina-comune di San Giorgio di Perlena apre un panorama delle montagne venete invisibili quest’anno. Il Montegrappa, che forse potrebbe essere in inglese ‘Mount-Gran-Pa’, il vecchio delle Prealpi, il Nonno delle persone di colline, è in realtà una vecchia signora. Nonna è piegata di fronte l’Oriente con un nuovo scialle bianco drappeggiato sulle spalle a rimorchio dietro di lei mentre si trascina verso il mare. Quello che era iniziato come un velo si è infittito ed è diventato il primo cappotto di un inverno precoce.

Solo a due terzi di questo autunno settentrionale, accogliamo con favore un giorno che è calmo, senza vento, in cui i campanili, compresi quelli di Schiavon, Longo, Sandrigo, Nove, quello maggiore di Cartigliano, e a sinistra, di Breganze si ergono come sentinelle in un soleggiato giorno puro, ciascuno come un nastro rotante di ombra sui suoi cittadini. A nord, nelle basse colline dove la chiesa di San Giorgio si erge orgogliosa e sopra di esso la strada verso la torre di Lusiana.

Eppure oggi i nostri occhi sono attratti dal Montegrappa e dalla sensazione di pace che condivide con i suoi veneti e i visitatori ogni anno mentre indossa le sue vesti invernali. Abbigliamento che ripercorre la storia nuda di questa regione e porta canzoni e sonno sulle colline, mentre quelli di noi in pianura, senza il suo punto di vista, rimangono intrappolati in azioni di acquisto, vendita, costruzione e distruzione nel buio avvolgente di una società che attende il suo ri-risveglio.

Di cercare e trovare un pezzo di vita.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine