Le gambe reclamano il giusto riposo ma il cuore e la mente non hanno tempo per queste richieste di tipo sindacale. Debbono godere appieno di quello stato di beatitudine indotto dall’aria cristallina, dai verdi panorami sconfinati e dagli oltre 1500 metri di altezza.

Camminiamo da circa due ore ma per libera scelta. Avremmo potuto lasciare la macchina in paese o in un comodo parcheggio nei pressi di Castelluccio di Norcia, ma volete mettere?

È il sette luglio, perché quest’anno il miracolo, l’esplosione dei colori si è fatta attendere un po’, questo ci ha permesso di organizzarci meglio, di arrivare in tempo per lo spettacolo e ormai ci siamo, il fiatone lascia spazio ad un lungo sospiro di ammirazione il Pian Grande è lì sotto di noi con il suo incredibile tappeto colorato, un’esplosione di colori che lascia senza fiato.

Rosso, viola, giallo, verde, azzurro il buon Dio, quando ci si mette, fa le cose per bene, non lesina e in questo caso ci si impegna proprio.

Rimaniamo incantati come tutti quelli che per circa un mese o poco più (giugno – metà luglio) hanno la fortuna di assistere a questo continuo mutare e rincorrersi di colori. Foto a non finire e solo dopo essersi a lungo beati di quella visione riprendiamo il percorso torniamo verso la spina di Gualdo, verso la piccola cappella della Madonna della Cona dove sorge anche il monumento al pastore, figura da sempre molto importante in questo territorio così bello ma anche così duro ed ostico per l’uomo con i suoi gelidi inverni e con le lunghe distanze da percorrere a piedi.

La Forca di Gualdo e il Pian Perduto ricordano epiche battaglie tra Norcia e Visso per il dominio del vasto altipiano e per la presenza strategica proprio di Castelluccio che dominava le due grandi piane il Pian Piccolo e il Pian Grande.

Grandi territori pianeggianti, preziosi luoghi costellati da un alternarsi di montagne aspre. Proprio questi monti sono luoghi da sempre custodi di antiche leggende tante che uno di essi e l’intero parco prendono il nome dalla Sibilla Appenninica, oracolo al quale si rivolgevano i più coraggiosi per ottenere divinazioni e risposte.

Ad oltre duemila metri, su monte Sibilla, esiste una grotta che si crede possa essere stata il luogo magico dell’origine del mito. Ma le leggende non finiscono qui e continuano già sul monte di fronte… Sì il monte Vettore, il più alto, racchiude un piccolo ghiacciaio perenne che dà origine ad un laghetto di acqua blu cristallina, chiamato il lago di Pilato, sì proprio lui, Ponzio Pilato che, tramite un carro leggendario, dopo una lunghissima cavalcata, trovò l’eterno riposo nelle gelide acque insieme al mitico carro.

Io stesso ho conosciuto, tanti anni fa, quando iniziai a frequentare questi luoghi, un vecchio pastore chiamato Peppone che, custode di antichi saperi, si trasformava a volte nel mago dei Monti Sibillini.

Insomma, tra passeggiate, viste mozzafiato, visioni, miti e leggende si è fatta l’ora di pranzo e allora fermatevi nella piccola bellissima frazione del comune di Castel Santangelo sul Nera, chiamata Gualdo e andate a ristorare le vostre stanche membra alla trattoria dell’Erborista dove, spendendo il giusto, mangerete squisiti prodotti locali, costolette di abbacchio doc, crostini al tartufo e tante altre cose buone.

Ah, a proposito di magie, sapete come la gente del luogo chiama i due gemelli gestori del posto? I Maghetti… Tanto per rimanere in tema!