E’ l’inizio di aprile e siamo nella settimana delle Sagre del Carciofo in centro Italia, in particolare nel Lazio. Sul ricco suolo della pianura vicino a Latina la temperatura di 30 gradi è già quella di un inizio estate.

Stiamo guidando verso Sezze, che può essere vista da lontano impettita su una scarpata dei monti Lepini a est. La strada a zig-zag su per le colline è ovunque circondata da entrambi i lati da grandi succulento Fichi di India. Potremmo essere in Sicilia in questo giorno mite. Parcheggiamo sul bordo della città vecchia, saliamo a piedi fino Via Umberto a Palazzo Rapini e poi le nostre strade si separano: una per lavoro e l’altro per trovare una piazza con un posto libero all’ombra e, magari, trovare la Cattedrale di Santa Maria.

Imbocco la vicina strada a destra, via Fulvia, in direzione della parte alta della città, alla ricerca della inevitabile chiesa. Sono le 3:30 e la città non si è ancora svegliata dal suo riposo dopo pranzo. Ci sono pochi abitanti, e nessun turista. Stendardi blu scuro e cremisi pendono dagli edifici, forse sono i colori del Sezze, ma non c’è nessuno a cui chiedere e sicuramente nessun Internet caffè. Un cartellone annuncia che tra il 7 aprile e il 10 aprile Sezze celebra la sua Sagra di Carciofi.

Mi avvicino un grande edificio del XVII secolo che si annuncia come ‘Auditorium Comunale’ vicino all’inevitabile via Garibaldi e, un po’ più avanti, all’indicazione di una chiesa’ San Pietro, ma è priva di ingresso. Sono in piedi in una piazza, Piazza dei Magistris, abbastanza grande per un essere in un centro storico, ma non ci sono panchine e sembra essere semplicemente un parcheggio per gli abitanti. Così proseguo lungo il perimetro della chiesa e continuo e svolto l’angolo in Piazza Margherita.

Qui trovo una croce di legno sul muro, ma nessun segnale per l’ingresso. Dio chiama i suoi fedeli in modo strano a Sezze, forse attraverso la cruna dell’ago. La porta accanto si annuncia come Biblioteca Comunale. Accanto alla porta noto, forse per la quarta volta in questa breve passeggiata attraverso la vecchia Sezze, una targa che riporta un articolo dalla Costituzione italiana datato 2012, che mi lascia dubbi sulla ragione di questa ritardata fedeltà costituzionale a Sezze.

Alla fine della piazza trovo un piccolo parco, non erboso ma con asfalto, con sette pregiati alberi di medie dimensioni sempreverdi che non posso nominare, e una statua al centro circondata da bassi cespugli. Ma prima di selezionare una delle sei panchine di acciaio verde nel parco deserto ma piacevolmente ombreggiato, voglio ancora sbirciare nel vicolo stretto al termine del palazzo della biblioteca alla ricerca di una soluzione per l’enigma della chiesa di San Pietro ( del 1589).

Ancora non trovando una risposta immediata, mi avvicino alla statua di un uomo in ginocchio su una roccia che culla un altro uomo color rame. Le scritte mi dicono che è una statua di San Carlo di Sezze che ha vissuto fra il 1613-1670, ma è stato ricordato qui nel 2002 con le parole ‘Il Comitato promotore, pongono’ – un elogio interessante.

Quattro uomini giovanili si uniscono al mio ‘appuntamento con gli alberi del parco’ sebbene la loro gioia viene dalla condivisione di alcuni mandarini, dal fumo e dalla soddisfazione di colmare l’esigenza italiana di chiacchierare. Una campana nel campanile non ancora invisibile di San Pietro mi annuncia le quattro e mezza.

Una coppia parcheggiare in doppia fila la propria auto, spegne la radio a tutto volume e occupa la quarta panchina di fronte a me nel parco che, rapidamente, si va riempiendo. Forse questi sono gli unici posti del centro storico, ma lo rendono un po’ difficile dopo un’ora o giù di lì . Forse un disegno pianificato per evitare la leggendaria troppa pigrizia dalle donne di Sezze.

Guardando indietro attraverso l’apertura della piazza posso godere di una meravigliosa vista delle più alte pendici brulle dei monti Lepini, che hanno visto poca neve durante l’inverno appena passato.

Tornando a Piazza dei Magistris, provo ogni apertura, ma singolarmente riesco a trovare il modo di salutare San Pietro e devo concludere che forse Dio ha spostato la sua sede da questo edificio a quello che non ho ancora trovato di Santa Maria.

Io sono rimasto con la possibilità data a tutti i viaggiatori in una città italiana, di entrare in un bar e prendere un caffè o una birra. Beh, sono le cinque di un insolitamente caldo giorno di primavera, il sole è ancora caldo. Torneremo a seguire la nostra ricerca ecclesiastica di Sezze e il suo centro storico, forse sorseggiando un’altra birra con il signore della bar, e magari incontrando una donna di Sezze.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine